«Davvero possiamo dire che sia solidarietà accogliere in via prioritaria non chi ne ha davvero più bisogno ma piuttosto chi ha i soldi per pagare questi trafficanti, e consentire ai trafficanti di stabilire chi abbia diritto a salvarsi?» (intervento della Presidente Meloni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 20 Settembre 2023, pag. 4).

Con questa domanda, evidentemente retorica, la Presidente assume che non devono essere i trafficanti di esseri umani a decidere chi degli immigranti si debba salvare nel tentare di approdare in Italia.

Pertanto: a) non meritano di essere salvati in via prioritaria coloro che si affidano ai trafficanti pagandoli ed è proprio l’opposto «approccio ipocrita» che ha fatto «arricchire a dismisura» costoro (falsa solidarietà); b) preferibilmente merita di es-sere salvato e accolto in Italia soltanto chi degli africani ha davvero bisogno (vera solida-rietà).

Quanto alla prima affermazione, da circa venti anni la realtà storica, che ha trasformato Mare Nostrum in un cimitero liquido, ci consegna l’esperienza di immigranti che cercano di approdare sulle nostre coste con mezzi di fortuna, organizzati per lo più da trafficanti previo pagamento di ingenti somme.

Tuttavia l’onerosità del trasporto è evidentemente inidonea a farne una ‘classe’ di africani privilegiati, perché essi - molto spesso donne gravide e bambini anche in tenerissima età - consapevolmente rischiano addirittura la vita, sperando in un futuro appena migliore della infima realtà in cui vivono.

Con quale ardire si può tentare di insinuare che costoro rappresentano una classe ‘privilegiata’ di africani?

È un abusato artificio retorico-politico quello di inventare una classe di potenziali immigrati più bisognosi e perciò più meritevoli di asilo e di cure, quella degli africani che non hanno neppure la possibilità di pagare gli scafisti: divide et impera.

E infine tutto ammesso e concesso, quale che sia la colpa di trafficanti e scafisti, forse che, per sanzionare gli spacciatori, non curiamo e salviamo i drogati? È veramente un «approccio ipocrita» salvare dal naufragio gli immigranti, ancorché abbiano pagato gli scafisti? Sono queste le disarmanti domande che rimbalzano sul quesito, tanto autorevole e quanto allarmante, della Presidente Meloni.

L’imperialismo

Quanto alla seconda affermazione, è un dato storico assodato che nell’età dell’Imperialismo il continente africano, suddiviso tra quasi tutti i paesi europei prima in colonie e poi in zone d’influenza, è stato quello più offeso dall’Imperialismo di fine ottocento, con inclinazioni anche di tipo razziale.

Prevalse, e divenne popolare, «l’idea della superiorità su un mondo remoto di pelli scure e del dominio sulle medesime» (E. J. Hobsbawm). In alcune località dell’Eritrea e della Libia furono tracciate linee per separare gli spazi destinati agli africani da quelli riservati ai bianchi colonizzatori.

Al grido “aiutiamoli a casa loro” sarebbe opera titanica, forse impossibile, restituire all’Africa quel che le è stato sottratto dall’opulento Occidente. Forse, per cominciare, bisognerebbe aiutarli ed includerli “a casa nostra”, per-ché (come diceva Vico), «l’ordine delle idee dee procedere secondo l’ordine delle cose».

Probabilmente il discorso della Meloni - non a caso in lingua italiana - è stato soltanto un proclama elettorale; il che ne aggrava l’intrinseco disvalore.

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