Una “tassa” nazionale sui cosiddetti mini-pacchi doveva applicarsi dal 1° luglio, proprio mentre diventava operativo un dazio europeo sulle spedizioni di analogo valore. Pochi giorni prima, però, il governo l’ha rinviata. La vicenda rende evidente il limite di un certo “sovranismo normativo” del governo, che scrive regole senza valutarne l’inserimento nel quadro europeo, oltre a non stimarne una serie di effetti concreti. Soprattutto, la misura è destinata a restare disapplicata
Alcune vicende possono sembrare marginali, ma aiutano a capire il modo in cui il governo decide e scrive le norme. Si pensi al caso dei cosiddetti mini-pacchi. La legge di Bilancio 2026 ha introdotto un contributo amministrativo fisso da 2 euro sulle spedizioni di valore dichiarato non superiore a 150 euro, provenienti da Stati non appartenenti all’Unione europea. Il contributo è formalmente in vigore dal 1° gennaio, ma la sua operatività era stata rimandata prima a marzo, e poi al 1° luglio 202

