Due frasi o poco più, nella parte conclusiva del suo intervento. Questo è stato lo spazio che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dedicato alla giustizia: parole misurate al centimetro, vista la potenziale esplosività della materia, inserite tra le riforme necessarie perchè richieste come condizione per i fondi del Next Generation Eu.

La priorità viene data all’efficientamento del sistema giudiziario civile, «attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza». Poi, tra i punti chiave, Draghi indica «un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro»; la semplificazione delle norme procedurali; la copertura dei posti vacanti del personale amministrativo e la riduzione delle differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale. Al penale, invece, Draghi riserva un unico e circoscritto riferimento, prudente e nel solco delle indicazioni europee: l’impegno a «favorire la repressione della corruzione».

Da leggere tra le righe sono soprattutto i non detti. In particolare uno, che riguarda la riforma del sistema penale e la prescrizione, che proprio questa settimana dovrebbe tornare tema di attualità in commissione Affari costituzionali, alle prese con l’esame degli emendamenti al Milleproroghe. Il silenzio di Draghi mostra la volontà di lavorare sui punti essenziali per ottenere i fondi del Recovery fund, evitando di infilarsi in questioni politiche. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dunque, si occuperà prima di tutto di mettere mano al rito civile: il disegno di riforma è fermo al Senato ed è tutt’altro che pronto, perchè ha destato perplessità soprattutto nella parte di semplificazione dei riti. Poi si punterà a incidere sugli elementi strutturali del sistema, con l’obiettivo di smaltire la mole di arretrato che si è accumulata con un ritmo maggiore rispetto al solito a causa della pandemia. Lasciando meno spazio possibile allo scontro ideologico tra i partiti.

 

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