voci inascoltate

Le parole non sono neutrali. Se vince il “dissenso” si cede alla vecchia cultura patriarcale

Foto Marika Ikonomu/Domani
Foto Marika Ikonomu/Domani
Foto Marika Ikonomu/Domani

Se il discrimine è il dissenso manifesto, ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che non era manifesto abbastanza. È la vittimizzazione secondaria: la violenza che si replica dentro il meccanismo stesso che dovrebbe porsi a tutela

C’è una parola che questo governo non sopporta: dissenso. L’ha dimostrato con i cortei, con le occupazioni, con le proteste per il clima. Il dissenso va represso, criminalizzato, anche. Eppure, quando si tratta di violenza sessuale, improvvisamente il dissenso diventa il criterio fondamentale. Non più la presenza di consenso, ma l’assenza di dissenso. E tocca alle donne dimostrarlo. Le parole non sono mai neutrali. Tantomeno quando vengono scolpite nella legge, quando diventano l’ossatura di una

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