La riforma approvata in commissione punta a garantire governi più stabili, ma lascia aperte molte criticità: premio di maggioranza, liste bloccate e scarso legame tra eletti ed elettori. Così non si affronta la vera emergenza della democrazia italiana: la crescente disaffezione al voto
Un noto adagio popolare, «non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire», si adatta molto bene alla situazione che si sta creando sulla riforma della legge elettorale. La commissione Affari costituzionali della Camera ha licenziato la seconda versione della proposta di maggioranza, che potrà così arrivare in aula prima della fine di giugno. Sostenendo che il nuovo testo accogliesse critiche e osservazioni mosse dai costituzionalisti e politologi sentiti nelle settimane scorse e ritenendo che di

