Ancora una volta, una norma voluta dal governo finisce davanti alla Corte costituzionale. È quella che, in caso di danno erariale, limita la condanna di amministratori e funzionari pubblici a non più del 30 per cento del danno stesso e, comunque, del doppio della loro retribuzione. Il resto va a carico dei cittadini contribuenti. Il governo, nel tentativo di attenuare la “paura della firma”, rischia di minare la tutela effettiva delle risorse pubbliche
Ancora una volta, una norma voluta dal governo finisce davanti alla Corte costituzionale. La norma è nella cosiddetta legge Foti (n. 1 del 2026), che ha riformato la responsabilità erariale e le funzioni della Corte dei conti. I magistrati contabili hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla disposizione che, in caso di danno alle casse pubbliche, e salvo le ipotesi di dolo o illecito arricchimento, limita la condanna di amministratori e funzionari pubblici: non più del 30

