E’ cambiato il rapporto tra il Pd e il partito di Matteo Renzi.  La spinta innovativa e l’autorevolezza di Enrico Letta hanno demolito la narrazione di un Pd confuso e incerto, succube del Movimento Cinque stelle. Nell’arco di poche settimane il Partito democratico ha chiuso la fase del rimpianto per la caduta del governo Conte e si è proiettato verso il futuro, ponendosi a supporto  di Mario Draghi.

Il rischio di lasciare a Matteo Salvini e alla Lega l’imprimatur politico del nuovo esecutivo si era profilato nei primo giorni del nuovo esecutivo a causa dell’astenia dei democratici, usciti frastornati dalla crisi di governo. Le dimissioni di Nicola Zingaretti, per quanto irrituali, hanno avuto l’effetto imprevisto di riportare energia vitale nel partito. Lo attesta la valanga di commenti ai questionari inviati dalla direzione nazionale ai circoli territoriali del partito per tastare il polso alla base.

A quanto si apprende dalla stampa - il sito del Pd non riporta alcuna informazione ma in compenso mette in evidenza la festa dell’Unità dell’anno scorso  – sono pervenuti al Nazareno 1.938 questionari la cui compilazione ha coinvolto 2.910 circoli con una partecipazione di 39.000 iscritti. Una risposta così corale dimostra che, nonostante le tante mortificazioni, il partito nel territorio non vuole essere solo una passerella o un trampolino di lancio per chi si vuole candidare a qualche carica, ma aspira a fungere ancora come luogo di vita politica.

Questa iniziativa riapre il canale di trasmissione tra base e vertice, un canale in secca da molti anni. E di conseguenza mette in mora quella visione di partito “casuale”, aperto a chi passa di lì per votare un candidato, senza stimoli alla partecipazione per discutere obiettivi e finalità.

Implicitamente questo è il biglietto da visita che Letta ha presentato a Renzi nel loro colloquio di ieri. Mentre il Pd esibisce tutta la sua capacità di mobilitazione, Italia Viva si configura come un classico partito personale che vive solo della immagine del leader ed è tutto al suo servizio, esattamente come Forza Italia (tra l’altro, l’unico partito di una democrazia occidentale retto ancora dopo 26 anni dallo stesso leader, ormai in concorrenza soltanto con l’amico Vladimir Putin). Del resto, se si guarda alle vicende dei partiti italiani, scissioni nate in parlamento non hanno mai trovato seguito nell’opinione pubblica, riducendosi a un gruppo di generali senza truppa.

Grazie ai rapporti intessuti negli anni della sua premiership, Renzi ha ancora molta audience nei media e in parte della classe dirigente. Ma in democrazia contano anche i consensi dei cittadini. E questi latitano.

Il leader di Italia Viva potrà anche tentare qualche sortita corsara nell’ambito del palazzo e dintorni, ma alla fine andrà a scontrarsi con la forza dei numeri del Pd, ora che sono gestiti da una leadership autorevole e senza alcun complesso di inferiorità.

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