La premier alle camere prova a fare la “statista” e apre le porte di palazzo Chigi alle opposizioni. Ma è tardi ed è una finta. E alla fine anche lei stessa non ce la fa a resistere e torna al comizio contro Conte e i magistrati
Stavolta Giorgia Meloni sta serena. Deve stare serena, in Senato e poi alla Camera, anche se lo sforzo è sovrumano, si capisce che le costa fisicamente: fa respiri profondi, pause per contenersi, sorveglia i toni. Stavolta neanche una faccetta. Ha capito, ma non ci voleva un’aquila, che la guerra di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, oltre a essere una tragedia iniziata a sua insaputa (per Trump è «un’amica», dagli amici mi guardi Dio), costerà al paese e sarà una zavorra per il suo consenso: pe


