Vivo fuori dall’Italia (ma in Ue) da quasi un quarto di secolo. Mi interrogo allora sull’opportunità di partecipare alle elezioni nel mio paese e anche sul riconoscimento di questo diritto ai miei figli, italiani per ius sanguinis. Ma può esistere una cittadinanza senza partecipazione elettorale? Non si rischia di diventare paradossalmente cittadini apolidi?
Vivo fuori dall’Italia da 23 anni, ma dentro l’Unione europea. In tutto questo tempo non ho mai preso un’altra cittadinanza, anche se avrei potuto. Non l’ho fatto perché, per farla breve, sono legata all’essere italiana (perdonate il momento Giorgia Meloni). Ho sempre votato. Ho votato all’ultimo referendum con la serietà con cui l’avrei fatto se abitassi a Milano. Eppure, se devo parlare del diritto di voto degli espatriati, mi blocco. Non per mancanza di opinioni. Il problema è questo: è tutto


