La questione più importante sulla dichiarazione di antifascismo richiesta dagli organizzatori di Più libri più liberi riguarda lo spazio che una fiera culturale può riconoscere a idee nate per negare la democrazia. Il rischio è che la discussione si fermi al “patentino”, anziché agli effetti concreti di quelle idee
È il momento di fare qualche considerazione a freddo sulla dichiarazione di antifascismo richiesta agli editori che intendono partecipare a Più libri più liberi. La dichiarazione, allegata al regolamento della fiera, è più ampia rispetto a quella usata in passato, che già richiamava Costituzione, diritti fondamentali e rifiuto di discriminazioni e odio: ora chiede agli espositori anche di riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico. Per capire la scelta

