Se un padre oggi in Italia, avendo scoperto che il figlio ha una relazione omosessuale, uccidesse sia il figlio che il compagno e sostenesse di averlo fatto in ossequio alla Bibbia, verrebbe considerato un pazzo criminale: ma la sua citazione biblica sarebbe corretta (Levitico 20, 13): «Se un uomo giace con un altro uomo come si fa con una donna, entrambi hanno commesso una cosa abominevole: siano messi a morte e il loro sangue ricada su di loro».

A nessuno verrebbe in mente di associare il delitto alla religione cristiana. Ma, in Italia oggi, non verrebbe in mente a nessun padre di giustificarsi in quel modo; sono secoli ormai che da noi vige l’idea che il testo sacro debba essere interpretato storicamente, considerato datato e/o simbolico, adattato culturalmente alle leggi e ai diritti moderni. (E poi tanto oggi il Levitico non lo conosce nessuno). 
Nei paesi musulmani questo percorso di laicizzazione, di separazione delle regole di convivenza civile dai rigidi dettami della religione è stato più lento ed è ancora in corso.

Dal punto di vista strettamente religioso (soprattutto per le religioni monoteiste) non è facile accettare che le leggi degli uomini valgano più della legge di Dio. Dio ha imposto ad Abramo di sgozzare il suo unico figlio e Abramo era pronto a obbedire.

Quanto allo Stato, l’obbligo di “adattarsi” alle regole del luogo che ti ospita era quello che l’Impero Romano chiedeva ai primi cristiani, e il loro rifiuto ancora oggi lo esaltiamo come eroismo spinto fino al martirio.

L’Islam non ha un Papa, la sua “dirigenza” è plurale, difficile che parli con una voce sola; ci sono musulmani progressisti che interpretano il Corano come noi da secoli abbiamo interpretato la Bibbia, rifiutando la sua letteralità soprattutto per quel che riguarda la sensibilità moderna ai diritti.

Ci sono femministe musulmane che hanno da tempo interpretato in senso moderno la famosa sura 2 là dove dice che «gli uomini sono superiori» e la sura 4 (detta «delle donne») dove si dice di «chiudere in casa, finché non sopraggiunga la morte» quelle che hanno commesso «atti infami» (se in essi sia da considerare, oltre all’adulterio, anche l’insubordinazione è oggetto di aspre discussioni). Femministe musulmane che, tra l’altro, fanno notare come nella religione cristiana Dio dopotutto si sia incarnato in un maschio, mentre nella loro si è incarnato in un Libro. 
L’importante è capire in che tempi e con che modi anche l’Islam arriverà al processo di secolarizzazione che separa nettamente Religione e Stato; nei diversi Paesi, secondo le diverse declinazioni dell’Islam, nelle diverse classi sociali e calcolando i gap generazionali - con corsi universitari, libri e (perché no ?) fatwe, cioè chiarimenti religiosi rivolti alle autorità civili.  

Ridurre tutte le vicende (come quella recentissima di Saman Abbas) a una lite da pollaio, tra occidentali che danno colpa di tutto alla religione e imam tesi a rassicurare che la religione non c’entra, è fuorviante e fa solo casino. Pardon, spettacolo.           
   

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