Il Quatargate è lo prova della relazione perversa che si annida tra affari privati e pubblici in un contesto di deficit democratico. L’Unione europea ha un deficit democratico che danneggia sia l’idea europea che la democrazia.

Debole nella rappresentanza politica l’Unione è per necessità attenta alla rappresentanza degli interessi. Ha 12.443 lobby ufficialmente registrate, con una crescita del 9 per cento negli ultimi cinque anni. La trasparenza è sempre stata una strategia di contenimento del potere di influenza.

Molto praticata negli Stati Uniti, dove le lobby hanno uffici nel palazzo del Congresso e delegati nelle commissioni dove si redigono le proposte di legge.

La giustificazione che nobilita le lobby sta nella loro funzione rappresentativa che è importante soprattutto in Europa, dove i partiti non sono attivi sul territorio continentale ma essenzialmente diramazioni parlamentari dei partiti nazionali.

Partiti deboli, lobby forti. Di fatto, una parte importante dei regolamenti, delle direttive, delle decisioni prese nel Parlamento e nella Commissione riflettono la pressione delle lobby.

Certo, nelle intenzioni e nei fatti molte delle moltissime lobby rappresentano gli interessi “buoni” dei cittadini europei: delle donne, degli allevatori, dei commercianti, dei ricercatori, degli studenti, dei lavoratori sindacalizzati, dei professionisti, ecc.

Più che un sistema modellato sulla sovranità politica moderna, l’Unione è modellata sulle corporazioni e la sussidiarietà: la società e le località, le regioni e le aggregazioni socio-economiche hanno un posto d’onere nella gestione delle risorse.

Il problema è chiaramente quello del controllo di chi svolge le funzioni pubbliche nella macchina europea e, a Bruxelles sta gomito a gomito più con i rappresentanti delle lobby che con i loro principali referenti, i partiti e i cittadini.

Lo scandalo delle mazzette associato agli affari con il Qatar è forse la punta dell’iceberg di un problema che ci riporta al deficit democratico.

Non è la troppa democrazia che destabilizza ma la poca democrazia – lontani dai cittadini, lontani anche dai partiti di riferimento, i rappresentanti diventano facile preda di delegati di danarosi interessi.

Diceva Robert Dahl che il problema maggiore delle democrazie moderne sta nella difficoltà a risolvere la questione dell’estensione. Più lontano è il luogo del potere dai cittadini più il controllo si fa difficile – riempire quel vuoto con forme di partecipazione regolata era la risposta di Dahl.

I sistemi normativi di controllo non bastano, anche perché, scriveva Thomas Paine, anche i controllori sono persone, con le tentazioni e i difetti di tutti noi.

Per questo, ai controlli normativi occorre affiancare la sorveglianza dell’opinione e la presenza politica. Insomma, la corruzione si combatte con più non come meno democrazia.

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