Il tempo in cui bastava amministrare l’esistente sta finendo. Per l’Europa e per l’Italia si apre una fase in cui la tenuta macroeconomica, da sola, non basta più. Senza un salto nella capacità di investire e decidere insieme, la fragilità resterà la cifra dominante della ripresa
I dati più recenti sull’economia globale restituiscono un’immagine solo apparentemente rassicurante. La recessione è stata evitata, l’inflazione rientra, i mercati finanziari restano relativamente stabili. Ma questa stabilità è più sottile di quanto sembri. La crescita c’è, ma è debole, diseguale e sempre più concentrata in poche aree del mondo, mentre famiglie, imprese e stati operano in un contesto che resta strutturalmente fragile. Il Fondo monetario internazionale lo sottolinea con chiarezza


