La violenza senza fine

Solo dopo il femminicidio la paura delle donne diventa credibile

Illustrazione di Benedetta Cardelli/Ied
Illustrazione di Benedetta Cardelli/Ied
Illustrazione di Benedetta Cardelli/Ied

Ogni volta che una donna viene uccisa, si ricostruiscono richieste di aiuto, confidenze, denunce, accessi al pronto soccorso e provvedimenti adottati oppure omessi. Finché ciascuna è viva, invece, la sua paura viene sottoposta a una verifica estenuante con l’invito a “non esagerare”. In Italia le norme per combattere il fenomeno esistono, ma una responsabilità collettiva presuppone cornici differenti entro le quali rinominare prevenzione, protezione e sicurezza

Sei donne uccise in cinque giorni. Le loro storie sono diverse, ma identica è la sequenza che segue ogni femminicidio: si ricostruiscono richieste di aiuto, confidenze, denunce, accessi al pronto soccorso e provvedimenti adottati oppure omessi. Finché ciascuna è viva, invece, la sua paura viene sottoposta a una verifica estenuante con l’invito a “non esagerare”. Solo dopo il femminicidio capita – e non è scontato – che ogni episodio venga ricollocato nella progressione cui apparteneva fin dall’i