l’analisi

Perché il testo unico sull’Irpef non ridurrà il disordine

Quella annunciata dal governo sembra essere una buona notizia. Ma il rischio è che il codice divenga il luogo di archiviazione della complessità e della stratificazione, piuttosto che lo strumento della sua riduzione

La notizia è di questi giorni, ed è stata annunciata con l’enfasi delle grandi occasioni. L’Irpef avrà un nuovo testo unico, il settimo della “riforma Meloni”, destinato a confluire entro la fine della legislatura in un unico “codice tributario”. Sembra una buona notizia. Il testo unico attuale risale al 1986 ed è stato mille volte rimaneggiato. Da sempre gli studiosi, da Vanoni a Victor Uckmar, che promosse l’imponente progetto “fisco ordinato”, richiedono uno sforzo in direzione della codifica

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