Il barbaro, il primo dei populisti, il precursore dei Berlusconi e dei Grillo, dei successori meglio non parlare. È stato creatore di un linguaggio, volgare e sguaiato, di mille invenzioni verbali: Padania, l’Europa Forcolandia… Ma anche il più romano dei leader, animale di razza in grado di beffare Andreotti (sul Quirinale), Craxi e Berlusconi, maestro al gioco del poker della politica italiana, che per due decenni ha tenuto in pugno. Ma dopo aver conquistato Roma l'ha persa
Io vengo dalla gavetta. Io sono un uomo della strada. Io viaggio a cavallo come i miei avi, con la carne cruda tra il sedere e il cavallo. Certo, mi sento un barbaro. Ma non ho nessuna intenzione di fare la fine di Paolo Diacono che cantava le gesta dei suoi avi longobardi per tacere della sconfitta subita da parte dei bizantini. Noi siamo barbari che devono diventare generali dell’esercito bizantino». Si raccontava così Umberto Bossi a Roberto Di Caro, su l’Espresso nel luglio 1993, nell’estate


