L’analisi

Senza i soldi del Pnrr e con i tagli dei ministri, nell’università italiana vince la disuguaglianza

Negli anni scorsi il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha permesso, in modo diretto o indiretto, di attenuare gli effetti dei recenti sottofinanziamenti, ma oggi, esauritosi il fondo, gli istituti non possono che congelare prese di servizio, tagliare fondi di ricerca e ridurre l’offerta formativa. Inutile dire che molte di queste restrizioni impattano brutalmente sui giovani

Per un misterioso paradosso, a infliggere alle università italiane i tagli finanziari più pesanti sono stati a volte proprio i ministri-professori. Non sono ancora del tutto cicatrizzate le ferite inferte al sistema accademico dai famigerati “tagli lineari” operati nel 2008-2010 dal professor Tremonti, ministro dell’Economia del Berlusconi IV, che produssero il crollo del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario delle università, in pratica i quattrini che le fanno funzionare) da 7,2 miliardi a 6,8

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