La notizia è di quelle che provocano un colpo al cuore: la giornalista Angela Azzaro è scomparsa il 7 febbraio, all’età di 59 anni. Sarda nelle origini e romana nel cuore, aveva scelto il quartiere di San Lorenzo, Azzaro ha lavorato a lungo nelle redazioni: caporedattrice delle culture a Liberazione, poi vicedirettrice de Il Dubbio e Il Riformista, infine la collaborazione con L’Huffington post. Da sempre impegnata per i femminismi, i diritti, soprattutto quelli della comunità Lgbtq+, il garantismo. Una voce unica, con cui «era meglio non essere d'accordo per assicurarsi un confronto brillante, acuto e dinamico. E sempre pieno di ironia e di tante risate», come ricorda la giornalista Alessandra Di Pietro. Sempre capace di guardare oltre, nei suoi anni di lavoro a Liberazione «lei era la più libera, la più irriverente, la più irregolare», come ricorda la collega Stefania Podda. Capace di realizzare supplementi settimanali per liberare i Settanta dalla retorica degli “anni di Piombo”, perché erano stati anche gli anni dell’assalto al cielo, quelli dei femminismi, Gli anni in cui il futuro iniziò, per parafrasare il titolo che aveva scelto. E, sempre a Liberazione, giornale comunista, aveva fatto nascere un inserto domenicale dal nome Queer, venti anni prima che Michela Murgia lo facesse diventare pop. Inserto che ospitava le voci più innovative della letteratura e dell’universo lgbtq.
«È stata una pioniera, senza rivendicare nulla», scrive Christian Raimo, ricordando quell’inserto avanguardistico come «un posto talmente libero che oggi, nonostante il femminismo sia andato avanti e le nuove generazioni siano sempre più consapevoli, oggi sarebbe impensabile». Perché Angela Azzaro, sempre per usare le parole dello scrittore, «Aveva capito che l'emancipazione di classe o era anche liberazione, dei corpi, dei desideri, dei diritti, dell'immaginario, o non era».
Sono tantissime le persone che hanno condiviso pezzi di strada e di vita con lei che stanno condividendo ricordi, parole, riflessioni, le sue prima di tutto, per riuscire a dare forma al dolore, condividerlo, lasciare testimonianze di amore per una vita che he ha abbracciate e attraversate tante altre. Per lei si susseguono anche i ricordi del mondo della politica, dall’assessore di Roma Massimiliano Smeriglio alla segretaria del Pd, Elly Schlein che la ricorda «donna forte e coraggiosa, giornalista tenace e piena di passione politica e civile, voce unica, libera, sempre».
Profondo, doloroso e pieno di amore è quello di Davide Varì che con Azzaro ha condiviso la storia di Liberazione prima e del Dubbio poi, «Aveva un’intelligenza fuori dal comune: obliqua, spiazzante, provocatoria, mai accomodante, mai pacificata. Amava la vita senza perdere di vista chi, con quella vita, ogni giorno doveva fare i conti: era accanto ai migranti, agli ultimi, con atteggiamento di profonda, assoluta e laica cristianità. Era un verso di Saba, la nostra Angela: “Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via”». E, come ricorda l’amica Lea Melandri: «Non c'è elaborazione del lutto per persone che abbiamo molto amato, perché resteranno in qualche modo con noi per il tempo che ci resta da vivere»
 

Il saluto per Angela Azzaro  è previsto lunedì 9 febbraio presso la Sala Santa Rita in Via Montanara (accanto al Teatro di Marcello) dalle 14.30 alle 16.30.

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