Bowie forse è arrivato veramente da Marte e, prima di tornare sul suo pianeta, ha voluto donarci l’ultimo spettacolo: Blackstar. Un album che è un testamento, sì, una speranza, una preghiera, un grido, un canto funebre; un canto su tutta la verità, un canto sulla vita che potrebbe essere ancora. Una luce
La preghiera in gennaio di David Bowie. Sono passati dieci anni da quando se n’è andato. Due giorni prima, nel sessantanovesimo compleanno, aveva rilasciato il videoclip Lazarus, in cui appariva con delle bende agli occhi: «Guarda quassù, sono in paradiso / Ho cicatrici che non si vedono / Ho il mio dramma». Il 10 gennaio, poi, la notizia della scomparsa e l’uscita del disco-testamento Blackstar. Una sonorità spiazzante, spin-off della New Wave. La resa dinanzi alla malattia terminale. Un requie


