Cultura

La burocrazia come «dispositivo narrativo», intervista a Ève Guerra

Ève Guerra ©Laure Achour
Ève Guerra ©Laure Achour
Ève Guerra ©Laure Achour

Nel suo romanzo Rimpatrio (Gramma Feltrinelli), la scrittrice francocongolese racconta le vicissitudini in cui Annabella, studentessa universitaria a Lione, si trova invischiata all’indomani della morte improvvisa del padre in Camerun. Come una moderna Antigone la protagonista deve riuscire, attraverso mille cavilli burocratici, a rimpatriare la salma del genitore, e insieme fare i conti con la propria storia, con la perdita che ha subìto, e cominciare a mettere a fuoco la donna che vuole diventare

«Nessuna voce somiglia a quella del padre o della madre. Fanno parte dei mondi interiori che ci abbandonano soltanto alla morte», scrive Ève Guerra in Rimpatrio, pubblicato per Gramma Feltrinelli con traduzione di Anna D’Elia. Guerra, trentasettenne di origini francocongolesi, ha esordito nel 2022 con Corps profonds, una raccolta di poesie – o meglio, un poema narrativo – pubblicata da Le Réalgar che ripercorre le memorie e le ferite dell’infanzia, il rapporto con la madre e con il paese d’origi

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