La recensione

Il rivoluzionario e la maestra, se per la libertà si può convivere con la paura

La protesta di alcuni cittadini a Montevideo, durante la 21esima marcia del silenzio che chiede verità e giustizia per gli uruguaiani arrestati e scomparsi durante la dittatura militare - Foto Epa
La protesta di alcuni cittadini a Montevideo, durante la 21esima marcia del silenzio che chiede verità e giustizia per gli uruguaiani arrestati e scomparsi durante la dittatura militare - Foto Epa
La protesta di alcuni cittadini a Montevideo, durante la 21esima marcia del silenzio che chiede verità e giustizia per gli uruguaiani arrestati e scomparsi durante la dittatura militare - Foto Epa

La vicenda umana evocata da Gaja Cenciarelli nel suo nuovo romanzo gira intorno al timore: di scivolare nelle crepe della società, diventando invisibili come la giovane donna di Roma, che nel 2015 è sola e impoverita e passa di casa in casa; o di cedere a un avversario che tortura e cerca di annichilire, come a Montevideo nel 1972

Roma, primavera 2015. Nel giro di pochi mesi, una giovane donna perde tutto ciò che la teneva ancorata al mondo e si ritrova d’un tratto ai margini della società. «Ero sola, povera, senza casa, senza soldi, senza beni ereditati, senza occupazione, senza sapere dove sarei andata, senza sapere che fine avrei fatto, senza sapere come potermi salvare. Senza sembrava la parola che ricorreva con maggior frequenza nella mia esistenza recente. L’unica cosa che possedevo – o che possedeva me –, l’unico p

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