Nella personale alla Fondazione Prada, l’artista cinese indaga la presenza di tecnologie nell’agricoltura. Droni e Ia accolti dai lavoratori in maniera apparentemente pacifica. Ma sul finale arrivano anche crepe
Non è un futuro distopico quello davanti a cui ci inchioda Cao Fei in occasione della sua monumentale mostra personale presso la fondazione Prada di Milano (visitabile fino al 28 settembre), è il presente e, da principio, sembra inquietantemente ammantato di ottimismo. Negli ultimi tre anni l’artista (classe 1978, nata a Guangzhou ma che oggi vive e lavora a Pechino) ha indagato l’impiego di tecnologie avanzate, come i droni e l’intelligenza artificiale, in ambito agricolo nelle aree della Cina

