Riemerge, anche tra i leader, l’idea che la crocifissione di Cristo sia rinunciatarismo. Mentre invece è specchio e giudizio. Nella fede cristiana il contatto con le proprie tenebre è un lutto che dà gioia, muore l’uomo egolatrico che difende in continuazione la sua reputazione e ostenta la sua forza, nasce quello che sa dare al suo saper soffrire una dimensione sostitutiva
Tra le varie prove di fermezza bellica cui stiamo assistendo, c’è un proclama ideologico e simil-nietzschiano di Benjamin Netanyahu. Spiegando la necessità di uscire dall’accerchiamento, il primo ministro israeliano ha detto: «Sfortunatamente Gesù Cristo non ha alcun vantaggio su Gengis Khan». L’affermazione su Gesù fatta da Netanyahu nel suo discorso fa emergere il pensiero – nient’affatto nuovo – che la croce di Gesù Cristo sia rinunciatarismo. Scendere dalla croce – ciò che fu pedissequamente


