Un balordo innamorato, una fiaccola che passa di mano in mano e una donna da impressionare. Lo spirito olimpico in fondo è soprattutto infischiarsene e continuare a correre, senza fermarsi
Era un balordo, non ancora del tutto esentatosi dalla vita e dai suoi sogni, che faceva la spola tra un bar e una panchina. Per prenderlo in giro lo chiamavano Lucky. Sembrava il nome di un cane, ma tutto sommato gli donava, visto il modo che aveva di scodinzolare quando qualcuno gli offriva un bicchiere al bar, oppure quando se ne stava sdraiato a grattarsi sulla panchina. E poi per la maggior parte del tempo c’aveva proprio quel particolare sguardo malinconico da cane bastonato. Bastonato dall


