Nell’estate del 1983 Sapore di mare aveva già incassato dieci miliardi. Fu la rifondazione della commedia balneare, tra l’agitarsi di passioni non ricambiate e l’ebbrezza dei facili inganni. Prima c’erano stati Ferragosto in bikini e Frenesia dell’estate. Poi la spiaggia fu espropriata dei suoi slanci vitali: l’ultimo capolavoro fu Ferie d’agosto, resa ineludibile alla berlusconizzazione dell’Italia
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani e in edicola
Nell’estate del 1983 non esisteva la direttiva Bolkestein e i predoni delle spiagge limitavano la loro occupazione di granelli di sabbia in alcune località di villeggiatura del Nord e del Centro. La Versilia, Portofino, la riviera romagnola (che aveva l’acqua torbida già allora), la costa laziale, poco altro. Al Sud resistevano le spiagge libere. In realtà nessuno sapeva che fossero libere per la semplice ragione che, allora, nelle regioni meridionali lo erano quasi tutte. Gli unici stabilimenti