Per la prima volta in quasi un secolo e mezzo di storia, la Società italiana degli autori e degli editori (Siae) è stata ricevuta ufficialmente al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La cerimonia è avvenuta in occasione del 145° anniversario dell'istituzione e nel corso dell'incontro sono intervenuti il presidente Siae, Salvatore Nastasi, Caterina Caselli e Riccardo Zanotti, in rappresentanza della Sezione musica; Paolo Sorrentino, in rappresentanza della Sezione cinema; e Diego Bianchi, in rappresentanza della Sezione dramma e opere radiotelevisive. Erano presenti molte personalità del mondo della musica, del cinema, del teatro, della radio e della televisione, delle arti figurative e della letteratura. 

«La Siae tutela gli autori – ha detto Mattarella – quindi difende, protegge, cura le esigenze della cultura, di quello che emerge dalla creatività degli autori. E non è soltanto, ed è certamente, un contributo decisivo alla vita culturale, sociale, civile, economica del Paese, ma è anche un contributo alla coscienza del nostro Paese, che è la cosa che lo fa andare avanti in maniera più positiva e più importante», ha detto il presidente. «Sarebbe un'Italia povera e anche triste – ha aggiunto rivolgendosi agli artisti – senza il contributo che date nelle varie forme della cultura. E se il nostro Paese trova strumenti di speranza, di sostegno, anche di orgoglio, è grazie a quello che fate. Quindi, grazie a tutti voi e grazie alla Siae».

In un passaggio del suo saluto, il presidente ha anche parlato delle sfide che l’intelligenza artificiale pone sotto il profilo della tutela del diritto d’autore. «Naturalmente – ha detto – vi sono sempre problemi. La Siae ha attraversato tante stagioni diverse e i problemi sono sempre nuovi, particolarmente in questa stagione». «Quando la scienza consegna all'umanità opportunità e strumenti nuovi pone l'umanità a un bivio, a una scelta tra un uso positivo o perverso. Questa volta la sfida aperta è elevata, per la prima volta si tratta di chiamare in causa la sfera intellettiva, questo comporta benefici potenziali ma anche insidie. Ci saranno campi in cui ci sarà un’immensa portata, come la sanità. In altri occorre che vi sia una regolamentazione seria e questo riguarda anche la tutela del diritto di autore, un utilizzo rispettoso e non abusivo delle opere intellettuali, di arte e di cultura espresse dagli autori. Ed è naturalmente possibile fare regole nazionali o europee ma, più opportunamente, sappiamo che per alcuni aspetti occorrono regole globali perché la diffusione, l'utilizzo dello strumento, sarà a dimensione globale».

«Il clima in questo momento – ha sottolineato – non è esattamente il migliore per regole globali condivise, ma speriamo che si ripristini sollecitamente. È certamente necessario comunque affrontare il tema e averlo presente perché tocca i meccanismi che riguardano la coscienza del nostro paese, che lo fanno crescere, sviluppare nella sua consapevolezza».

«Un riconoscimento al nostro lavoro»

La Siae nacque per merito di Giuseppe Verdi che, sostenuto da Giosuè Carducci, Edmondo De Amicis, Francesco De Sanctis e Giovanni Verga, decise di costituire la Società italiana degli autori, convinto che il patrimonio immateriale dell'ingegno e della creatività andasse tutelato. Furono tra i primi al mondo ad avere questa intuizione, soprattutto in favore degli autori più deboli. Oggi è la sesta Collecting al mondo con 126mila iscritti e 30 milioni di opere tutelate.

«L'udienza concessa oggi alla Siae dal Presidente Mattarella ha un valore profondo – ha detto il presidente della Siae Salvatore Nastasi – è il riconoscimento del lavoro creativo che è all'origine di ogni opera e che troppo spesso resta invisibile. Dare attenzione agli autori significa riconoscere il valore delle idee, dei contenuti e dei linguaggi che contribuiscono alla crescita culturale, civile ed economica del Paese, in coerenza con i principi della nostra Costituzione. La Siae è pronta alle sfide del futuro, a partire dall'Intelligenza artificiale e dal ruolo delle grandi piattaforme, senza timori, ma con una richiesta chiara: servono regole certe e trasparenti. L'innovazione non può prescindere dal rispetto della componente umana della creazione e dal diritto degli Autori di sapere come le loro opere vengono utilizzate».

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