In questa raccolta di racconti da poco pubblicata da Einaudi la scrittrice argentina torna ad avvinghiarci con i tentacoli della sua peculiare inquietudine. Sono storie che ci dicono che i confini tra le cose della realtà e le cose che invece non appartengono alla realtà per come siamo abituati a definirla, sono permeabili, quasi non esistono
Quando lessi per la prima volta Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, mi cambiò la vita. Capii che la letteratura non solo poteva riplasmare il mondo, renderlo luminoso, magico, misterioso, ma poteva anche inventarne uno nuovo. Aprire dei portali verso mondi altri; mondi che nel susseguirsi identico delle giornate, degli attimi, sopraffatti dalle incombenze pratiche, possiamo solo intuire, come crepe nel quotidiano. L’anello che non tiene, il punto morto del mondo, il filo da sbrogl

