Non si capisce infatti per quale ragione, se non per il solito progetto para-egemonico della maggioranza relativa, la televisione di Stato, in barba a qualsiasi principio non solo di pluralismo ma anche di furbizia imprenditoriale, dovrebbe uniformare con successo l’offerta di tutti i suoi canali a un unico colore, nero o rosso come il filo di cui sopra
Non si capisce infatti per quale ragione, se non per il solito progetto para-egemonico della maggioranza relativa, la televisione di Stato, in barba a qualsiasi principio non solo di pluralismo ma anche di furbizia imprenditoriale, dovrebbe uniformare con successo l’offerta di tutti i suoi canali a un unico colore, nero o rosso come il filo di cui sopra
Memento audere semper, diceva il vate. Anche quando si tratta del palinsesto estivo, la patata bollente del servizio pubblico, osare. Le truppe meloniane continuano così, con ammirevole audacia, a marciare su Rai3, storica roccaforte sovietica. A capo della nuova spedizione per espugnare la rete verde fuori e rossa dentro, Antonino Monteleone, un nome che gli appassionati di Auditel avranno memorizzato per i suoi risultati non proprio plebiscitari. Nello spietato gergo televisivo li chiamano “fl

