Il fatto che la rete ne sappia più di noi è senza dubbio irritante in una quantità infinita di casi. Se si tratta di acquisti o di politica è facile che internet ci faccia arrabbiare, proponendoci l’ennesimo mobile per il giardino (che non abbiamo) se ci è accaduto di regalarne uno a un amico che il giardino invece ce l’ha, oppure inondandoci dei Tweet di un politico che detestiamo se ci è capitato di cercarne uno che ci era sembrato particolarmente delirante.

Tuttavia, quando facciamo ricerche disinteressate di informazioni la comparsa del fatidico “forse cercavi…”  confesso che ha su di me l’effetto di un calmante.

Certo, so bene che i suggerimenti di ricerca e gli algoritmi che propongono le parole per raffinarla non sono affatto neutrali, e talvolta ne combinano di grosse. La moglie di un presidente tedesco è stata perseguitata per mesi perché accanto al suo nome compariva il suggerimento “escort” sulla base di rumors del tutto infondati. Un medico australiano è dovuto ricorrere in giudizio perché la rete associava al suo nominativo “fallimento”, facendo fuggire i pazienti. E fino a qualche anno fa se digitavate “jews” in Inglese compariva tra i suggerimenti “sono malvagi”, così come accanto a “islamici” appariva “terroristi”.

Le cose migliorano, ma lentamente. Se digitate “Adolf Hitler” per fortuna non sarete rimandati a siti negazionisti, non subito almeno, in compenso subito compare il volto di un signore africano, di colore, che si chiama Adolf Hitler e che sarebbe stato votato in un’elezione locale in Namibia.

Ora, a parte il fatto che abbiamo ben poche possibilità di controllare se è un fake, è sicuro che questa notizia che – è inevitabile – vi resterà in mente, non è tra le cose importanti da sapere su Hitler. Rumore di fondo che toglie spazio a cose ben più serie.

Ricerca in lingue diverse

In effetti un giro in rete può dare risultati singolari circa le stranezze dell’autocomplete (la procedura che vi offre una serie di possibilità per continuare la vostra ricerca, apparentemente aggiustandone la mira).

Per esempio fino a qualche giorno fa se digitavate “insegnanti” tutte le prime proposte che vi venivano offerte riguardavano la situazione vaccinale degli insegnanti: “insegnanti non vaccinati”, “insegnanti no vax”, “insegnanti senza green pass”, eccetera.

Con tutta probabilità ciò accade perché sono queste le informazioni che gli Italiani ricercano sugli insegnanti, in questo momento. Ma, a parte che è un po’ sconsolante che non vogliano sapere altro su chi educa i loro figli, restano due circostanze singolari.

La prima è che verso altre categorie sociali si adottano misure diverse. Per esempio, anche se la percentuale di non vaccinati tra le forze dell’ordine era più alta che tra i docenti, il suggerimento “non vaccinati” non compariva o compariva molto dopo, se digitavate “poliziotti”, mentre in compenso comparivano vari film e serie tv sui poliziotti (ma non ci sono anche film sugli insegnanti?), e perfino un stranissimo “poliziotti nel medioevo” che si scopre poi essere la definizione di un gioco a cruciverba che evidentemente va per la maggiore.

Anche per i portuali, che pure almeno in alcune città si sono segnalati per il loro attivismo antivaccinale, il suggerimento “no vax” compariva solo al quinto posto.

La seconda cosa curiosa è che se fate la stessa ricerca in lingue diverse (ovviamente senza partire dall’italiano, altrimenti avrete solo opzioni di traduzione) le query suggestions saranno del tutto diverse. I tedeschi, ad esempio, sembrano preoccupati soprattutto dalla scarsità di insegnanti in Germania, e da buoni crucchi vi danno informazioni sul numero degli insegnanti nel mondo, ma anche su quelli che sono stati licenziati.

In inglese, invece, compare un sito di insegnanti che propongono lezioni a pagamento, ma anche una canzone di Melanie Martinez Teacher’s pet (qualcosa come “cocca del professore”) su un insegnante pedofilo, per fortuna bilanciata dal suggerimento «gli insegnanti sono i veri influencer», e magari fosse vero.

Memoria esterna

Però c’è anche il rovescio della medaglia. Se usate internet per controllare le informazioni di cui disponete, o per trovarne altre a partire da quelle che già possedete, l’aiuto di quella enorme memoria esterna che è la rete sopperirà meravigliosamente ai vuoti della vostra fallace facoltà mnemonica.

Se cercate qualcosa di preciso, ma lo cercate a partire da dati manchevoli e/o parzialmente errati, verrete presto reindirizzati verso quello che cercavate veramente. Solo qualche esempio.

Un po’ di tempo fa, esasperato dalla millesima volta in cui vedevo citata a sproposito la frase di Dostoevskij sulla bellezza che salverà il mondo, decido di scrivere un pezzo, Contro la bellezza, e vorrei citare l’autrice di un libro di trent’anni fa sul mito della bellezza come arma contro le donne: un libro che ha fatto storia, ma qualche volta si dimenticano cose fondamentali.

Mi ricordo il nome proprio dell’autrice, Naomi, e un pezzo del titolo, bellezza. Ma il cognome mi sembra sia Watts. Invece è Wolf, e Naomi Watts è il nome di una celebre e bella attrice (la rivincita della bellezza?). Con Google, basta digitare due parole, Naomi e beauty, per vedere comparire il titolo esatto, The Myth of Beauty. Senza Google, l’errore sarebbe rimasto chissà quanto a lungo.

Oppure: voglio segnalare a un’amica la bellezza di Bagno Vignoni, in Toscana. E ricordo che l’antica vasca di acque calde, nella piazza centrale del piccolissimo borgo, compare in un film di Carlo Verdone. È vero che non ricordo quale, ma basta digitare “Bagno Vignoni” e “film” per trovare il titolo giusto, che è Al lupo al lupo.

Ma soprattutto per scoprire che anche un regista molto più blasonato, Andrej Tarkowskij, ha girato alcune scene di Nostalghia proprio nella piazza delle Sorgenti. Il film l’avevo visto, ma l’avevo dimenticato (ogni deduzione circa il livello dei miei gusti cinematografici è lecita, ovviamente).

O ancora (ma qui andiamo proprio sul difficile): mi sto occupando della crisi del marxismo alla fine dell’Ottocento, e ci sono due autori che hanno quasi lo stesso cognome: Adler e Andler. Confonderli sarebbe quasi inevitabile, ma basta digitare il titolo di un’opera del primo, Charles, molto meno noto del secondo, Max, per chiarire la questione.

Logica del pressapoco

I motori di ricerca rovesciano il principio di quello che gli inglesi chiamano serendipity, che è il trovare qualcosa per caso, senza andarne in cerca, come i tre re di Serendippo in un apologo di Horace Walpole. Se prima andavi in cerca di qualcosa e trovavi qualcosa di imprevisto cui non avevi pensato, adesso vai in cerca di qualcosa sulla base di dati imprecisi e approssimativi, ma trovi esattamente quello che cercavi.

Questa rivincita del press’a poco (umano) nel mondo della precisione (dei search engines) ha tutta l’apparenza di un evento, questo sì, degno delle avventure dei principi di Serendippo.

C’è una morale in tutto questo? Forse c’è, e la possiamo aggiungere alle molte e molto sensate considerazioni che potete trovare in un bel libro recente di Mauro Barberis, Ecologia della rete (nella nuova collana delle Edizioni mimesis filosofia del digitale).

Cercare qualcosa che non si conosce è un processo singolare, che colpiva già Platone. Nel Menone, il filosofo greco enunciava il paradosso: non si può cercare né quello che si sa, né quello che non si sa. Quello che si sa, perché se lo sappiamo non abbiamo bisogno di cercarlo; quello che non si sa perché non sappiamo di cosa andiamo in cerca. Platone scioglieva il paradosso con la teoria della reminiscenza: riusciamo a cercare e a imparare perché possediamo un sapere che ci viene dalle vite precedenti, e così uno schiavo privo di istruzione poteva apprendere un teorema di geometria.

Ma, attenzione! Non bisogna avere troppa fretta di concludere con il facile passaggio: che al posto della reminiscenza adesso c’è la memoria trasposta della rete. Piuttosto, è vero il contrario: quello che serve per cercare bene non è il sapere della rete, ma il sapere di cui disponete voi. Un sapere di fondo o di sfondo, a partire dal quale impiantare la ricerca.

Se sapete già qualcosa allora il motore di ricerca e l’autocomplete vi aiuteranno davvero, evitandovi false piste, svarioni e imprecisioni. Se sapete poco o nulla, invece, cadrete preda senza difese dei trucchi del PageRank, e sarete inermi di fronte ai suggerimenti di ricerca più bislacchi, tendenziosi o interessati.

Insomma: anche le ricerche in internet sembrano fatte apposta per confermare la verità del disarmante precetto evangelico del quale, ahimè, facciamo quotidianamente esperienza in tanti campi della vita: che a chi ha, sarà dato, mentre a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

© Riproduzione riservata