A Policoro, nel parco archeologico del museo della Siritide, arte e archeologia dialogano tra di loro. L’installazione del duo di artisti belgi Gijs Van Vaerenbergh inverte il processo di naturale scomparsa architettonica e ricostruisce la parte alta dell’edificio per far scomparire quella bassa. Dove è andato ciò che non c’è più? Dove tende ciò che ancora c’è? E poi ancora Chora, il percorso scultoreo di edicole votive dell’artista spagnola Selva Aparicio e la sonorizzazione Arbosonica dell'artista italiano Max Magaldi.
Se la cultura occidentale ha un simbolo, una forma architettonica riconoscibile e condivisa, è certamente quella del tempio greco antico. Ma cosa resta di questa grande cultura? Cosa ne è andato perduto per sempre? E cosa ogni giorno si perde? È una questione che le vicende geopolitiche delle ultime settimane caricano di significato e urgenza. È questa la tensione concettuale che anima Rovina inversa, la nuova installazione del duo di artisti belgi Gijs Van Vaerenbergh. Nelle rovine dei templi a


