Cara Giulia,
ho letto diverse volte che consigli di non immischiarsi nelle relazioni degli amici e in linea di massima sono abbastanza d’accordo con te, ma cambieresti opinione se ti dicessi che ho il sospetto che la mia amica sia in una relazione tossica?

Abbiamo 27 anni e siamo sempre state molto legate. Poi lei ha conosciuto un ragazzo l’anno scorso e da allora è cambiata molto. Lui non mi piace, mi sembra un manipolatore e ha un carattere poco cordiale. A volte li vedo insieme in occasioni sociali, ma lui la costringe sempre a tornare a casa presto ed è successo più volte che la trattasse male davanti a tutti, dandole della deficiente o altro. Io quando succede mi sento male perché conosco la mia amica da anni e non è mai stata così.

Quando c’è lui è silenziosa e mogia, non ride mai e sembra sempre nervosa. Quando lui le dice «andiamo via» lei si alza come un robot e se ne va, ma nonostante questo se lo porta sempre dietro. Ormai sono mesi che non riesco a vederla da sola, c’è sempre lui che la segue come un cane da guardia. Se le chiedo se va tutto bene lei dice di sì, ma ho l’impressione che non sia mai libera di parlare sinceramente. Ho paura che sia in gabbia e non so come aiutarla ad uscire.
R.


Cara R.,
sono ovviamente d’accordo con te, la regola del «chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni» cade di fronte a una situazione di serietà evidente. Mi dispiace molto, sia per te sia per la tua amica, che senz’altro si merita qualcosa di meglio.

In questi casi il mio consiglio è l’opposto di quello che predico di solito. Io che sono regina di polvere sotto al tappeto – sia in senso letterale sia figurato – in questo caso ti direi di non fare finta di niente. La tua amica ha bisogno di verbalizzare il problema per cominciare ad affrontarlo e, anche se non sarà facile, il primo passo credo sia proprio questo, parlarne. Prima con te – che dovrai trovare il modo giusto di starle vicino, senza giudicarla e fornendole delle soluzioni più pratiche possibili, tipo il divano di casa tua per dormire una sera o un weekend da qualche parte solo voi due – e poi forse con uno specialista, con cui possa discutere dei motivi profondi che l’hanno portata a scegliersi un fidanzato così platealmente sbagliato.

Purtroppo abbiamo tutti bussole diverse in amore, e alcune sono solo tarate male. Non è una tua responsabilità ricalibrare quella della tua amica, che comunque è ancora giovane e ha tempo per imparare a correggere il tiro, ma quello che puoi fare è non lasciarla sola. Stai solo attenta a non strapazzarla troppo, in questi casi talvolta c’è il rischio che chi è già isolato in una brutta situazione finisca per scavarsi una fossa ancora più profonda. Camminale accanto, offrile un sostegno, ma dalle il tempo di ritrovare la strada per i fatti suoi.
Giulia

Cara Giulia,
ho un po’ più di 30 anni e vivo da solo in una città che non è la mia. Mi sono trasferito da poco per ragioni di lavoro e per quanto fossi felice di cogliere una nuova occasione professionale sono un po’ spaventato dalla solitudine. Qui non conosco nessuno e alle spalle mi sono lasciato un’altra città dove avevo passato 10 anni e dove avevo tutti i miei affetti.

Da poco sono anche uscito da una relazione e anche se è stato meglio così ci sono giorni in cui faccio fatica a colmare il vuoto. Mi sveglio da solo, vado a lavorare, faccio quattro chiacchiere con i colleghi e torno a casa. Spesso mi va bene anche guardare un film o leggermi un libro, ma spesso sento il bisogno di vedere delle persone per non impazzire. Fare amicizia a questa età però non è facile, soprattutto con la gran parte della giornata impegnata nel lavoro, e mi sento un po’ perso. Non sono un tipo particolarmente estroverso, quindi l’idea di uscire da solo e attaccare bottone mi atterrisce abbastanza, ma non voglio diventare una persona che ha solo il lavoro nella sua vita. Consigli?

Grazie,
M.


Caro M.,
non c’è niente di più impraticabile di un’amicizia intenzionale. La fase in cui tua madre organizzava merende con i compagni di classe è finita di un pezzo e alla nostra età si è spesso talmente fossilizzati nel proprio modo di essere che iniziare da capo con una persona nuova, in qualsiasi tipo di relazione, può essere un’esperienza estenuante. Per gran parte della nostra vita gli amici sono persone che capitano: un compagno di banco, uno che hai conosciuto a una festa, amici del proprio partner, amici di amici, colleghi. Un posto nuovo non azzera tutti i rapporti precedenti, che sono certa saprai coltivare anche a distanza, ma di certo ti mette davanti a una scelta: vivere da eremita o organizzarti una merenda senza l’aiuto di nessuno.

Onestamente non so come si faccia: l’estate dei miei 18 anni andai a Parigi da sola e la prima sera nel dormitorio studentesco in cui alloggiavo la passai chiusa in camera a cercare di raccogliere il coraggio per raggiungere il gruppo di ragazzi che sentivo ridere in cortile. Non ce la feci. Mangiai una banana per cena e andai a letto incazzata. Vorrei dire che adesso sarei un po’ meno sociopatica, ma non ne sono sicura.

Gli amici però me li feci lo stesso nei giorni successivi, semplicemente frequentando il corso di francese a cui mi ero iscritta. Questo per dire che per quelli come noi, che vanno a letto senza cena piuttosto che andare a presentarsi a un gruppo di sconosciuti, la chiave è nelle esperienze condivise. Fossi in te mi iscriverei a un corso qualsiasi – cucina, scrittura, salsa e merengue o quello che ti pare – e partirei da lì. Statisticamente è impossibile che su 30 persone con cui spartisci un interesse, anche blando, non ce ne sia almeno una con cui andresti volentieri a bere una birra.
Giulia

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