Finzioni

«Mo’ a quello se lo mangia la strega. Poraccio»: il premio letterario visto da Ammaniti

Gli Amici della domenica (foto premio Strega)
Gli Amici della domenica (foto premio Strega)
Gli Amici della domenica (foto premio Strega)

Io e mia sorella ci piazzavamo in terrazza e in silenzio ascoltavamo una voce lontana che urlava i cognomi dei candidati al premio Strega. Pensavamo che un bambino che non aveva letto i libri veniva scelto e dato in pasto a una strega che abitava a Villa Ada. E quindi, in realtà, il premio lo vinceva la strega cattiva

  • Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani e in edicola

Sono nato e cresciuto in una casa alle spalle dell’appartamento di Maria Bellonci dove i quattrocento giurati si riuniscono per votare la cinquina. Mi ricordo che da bambino, in estate, quando le rondini sfioravano i tetti e le strade si svotavano arrivava il famoso giorno del premio Strega. Io e mia sorella ci piazzavamo in terrazza su delle sdraio con dei biscotti, alzavamo la testa al cielo e in silenzio ascoltavamo una voce lontana che urlava dei cognomi. Landolfi! Miscia! Ronchey! Landolfi!

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