E alla fine vince sempre il nazionalpopolare. Si potrebbe riassumere così il colpo di scena con cui si è chiusa l’edizione 2026 del Festival di Sanremo. Ha vinto Sal Da Vinci, ribaltando i pronostici della vigilia, smentendo una parte della critica e forse sorprendendo perfino sé stesso: «Io non capisco niente», ha detto fra le lacrime. «Questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha aiutato a superare ogni momento negativo. E lo voglio dedicare alla mia città: Napoli».

Non bastava il calore dell’Ariston, che gli ha tributato più volte una standing ovation: serviva il sigillo decisivo del televoto. È arrivato, ed è stato determinante.

Così Sal Da Vinci, arrivato sull’onda del successo di “Rossetto e caffè”, vince anche il festival. Ed è in testa di una top five composta anche da Fedez e Masini (quinti), Arisa (quarta), Ditonellapiaga (terza) e Sayf (secondo).

La vittoria

In un’edizione rimasta in bilico fino all’ultimo, il suo successo ha incarnato la forza della canzone “nazionale” nel senso più tradizionale del termine: una melodia immediata, un testo diretto, capace di intercettare lo stesso pubblico che su TikTok celebra promesse d’amore e baby shower.

È anche il punto più alto di un Sanremo complessivamente piatto, dove persino il colpo di scena finale funziona solo se coerente con il racconto generale.

Da Conti a De Martino

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Si chiude così anche il biennio sanremese di Carlo Conti. Due edizioni pensate per evitare strappi, riportare le canzoni al centro e insieme non rinnegare la rivoluzione di Amadeus. Il risultato, però, è apparso fin troppo levigato, e forse per questo meno incisivo anche negli ascolti.

Durante la serata è stato annunciato il successore: Stefano De Martino, che sarà anche direttore artistico. A lui il compito più difficile: superare la fase di transizione e imprimere finalmente una direzione nuova.

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