Niente lame, niente fuochi accesi, niente preparazioni lunghe che richiedono di passare molto tempo in piedi. Sono le regole delle ricette di @epicuriousexpeditions, fatte per includere anche chi ha problemi di mobilità ridotta
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Cibo, disponibile sulla app di Domani e in edicola
Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di abitudini e trend culinari che diventano cringe. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.
Il primo piatto che Carolyn cucina è una ciotola di ramen, che impara a mettere sul fornello da sola. Ha quattro anni. Sua madre, che convive con lupus e artrite, ha dovuto insegnare alle figlie come crescere più in fretta degli altri bambini, come preparare da mangiare e come lavare i piatti. Ma anziché sviluppare un’avversione per le cose dei grandi, cucinare diventa per Carolyn una passione. In famiglia è il suo compito, un angolo felice. Si cucina per diventare indipendenti, per prendersi cura di sé stessi e degli altri.
Crescendo, dopo il liceo e l’università, il cibo si trasforma nel suo love language, un modo per ricordare i momenti felici e anche le persone che non ci sono più. Poi, un infortunio al menisco e la conseguente operazione le tolgono temporaneamente la possibilità di camminare. Per un periodo della sua vita è costretta a mettere da parte la cucina: «Ho pensato che, proprio come era successo a me, c’erano altre persone che avevano perso parte della loro mobilità. E anche a loro, probabilmente, mancava cucinare». Nasce così l’idea di iniziare una serie di video verticali dalla durata di pochi minuti, dove prepara ricette disability-friendly pensate per persone con disabilità fisiche e intellettive.
Sui social si fa chiamare Carolyn (senza il cognome per proteggere la privacy della sua famiglia), oppure @epicuriousexpeditions. Poche sono le regole che segue per cucinare i suoi piatti. Niente fornelli, e quindi niente interazione diretta con fuoco o con temperature molto alte. Niente coltelli, sostituiti dalle rotelle tagliapasta o da altri utensili che permettono di tagliare e porzionare il cibo senza il bisogno di interagire con una lama. Pochi passaggi e semplici, ridotti al minimo, per evitare fatica o perdita di concentrazione. E l’ultima indicazione: proporre ricette che possano essere preparate anche stando seduti, con tutti gli strumenti da cucina ad altezza tavolo.
Sono regole dettate dall’esperienza e dal desiderio di includere, primi fra tutti, i suoi familiari nel processo di preparazione. «Mio figlio è autistico, la sicurezza in cucina è un tema non negoziabile. Mia mamma soffriva di fatica cronica, e anche mia sorella era una persona con disabilità. È stata lei la mia prima consulente agli esordi della serie sulle ricette accessibili». Nei suoi video, che durano tra i due e i quattro minuti, propone piatti provenienti da tutto il mondo; così come menù festivi, da quello per la tavola di Pasqua fino a quello del Ringraziamento.
Per cuocere, riscaldare o sciogliere utilizza il microonde, oppure il cuocitore elettrico. Dove possibile consiglia di acquistare verdure già tagliate e surgelate. «Sto ancora provando a migliorare le ricette che richiedono l’uso del forno», confessa. «Nella maggior parte dei casi è sufficiente sostituirlo con la friggitrice ad aria, si ottengono comunque ottimi risultati. Diverso è il caso dei dolci, non sono ancora riuscita a realizzare una torta soffice e spugnosa». La sua community, molto attiva sia su Instagram che TikTok, risponde sempre con entusiasmo. Dà valore alla varietà dei piatti proposti e al fatto che si utilizzino ingredienti per poco o nulla processati.
L’insicurezza alimentare è stato, e tutt’ora rappresenta, un problema comune nei paesi a basso reddito; ma da almeno due decenni, anche in quelli ad alto reddito è diventata una questione critica che riguarda la salute pubblica. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti definisce ad esempio l’insicurezza alimentare familiare come l’incertezza di avere, o l’incapacità di acquisire, cibo sufficiente a soddisfare i bisogni di tutti i membri della famiglia, a causa della mancanza di denaro o altre risorse. La bassa sicurezza alimentare è caratterizzata da una ridotta qualità o varietà della dieta, con possibili indicazioni di un ridotto apporto alimentare.
E sebbene gli studi condotti nei paesi occidentali abbiano rilevato che l’insicurezza alimentare è fortemente associata a malattie mentali, fisiche e croniche, la ricerca che esamina la relazione tra disabilità e l’insicurezza è al contrario limitata e di qualità eterogenea. Una relazione probabilmente bidirezionale, poiché spesso l’insicurezza alimentare aumenta il rischio di disabilità fisica; così come, allo stesso tempo, una cattiva salute tra le persone disabili può portare a insicurezza alimentare. In America, dove Carolyn vive, le persone con disabilità presentano tassi di insicurezza alimentare più elevati: nel 2020, le famiglie con almeno un componente con disabilità affrontavano un rischio quasi doppio (17,6 per cento) rispetto a quelle senza (8,9 per cento). Ecco che le ricette pubblicate su @epicuriousexpeditions offrono una soluzione pratica per integrare nella vita quotidiana un’alimentazione più varia.
Su come allargare invece la rappresentazione delle disabilità, a partire dalle ricette che diventano accessibili, Carolyn si è fatta un’idea precisa: «Se, a prescindere dal nostro lavoro e dal luogo in cui viviamo, ci fermassimo un attimo per considerare le persone con disabilità e le difficoltà che spesso affrontano, metteremmo in atto una piccola rivoluzione. E mi rivolgo soprattutto alla community dei creator digitali. Io mi occupo di cucina, mi piacerebbe però iniziare a vedere make-up artist che mostrano sessioni di trucco per persone con mobilità ridotta; oppure influencer che raccontano le ultime tendenze fashion menzionando l’abbigliamento adattivo. Serve uno sforzo di gruppo».
Sui social, quando si parla di cibo, si assiste sempre più spesso alla tendenza a overcomplicare i passaggi. Si va alla ricerca della texture perfetta, della profondità del gusto, del tocco da chef. Forse per vanità, ci piace mettere in mostra le nostre doti culinarie. Ma cosa succederebbe se, al contrario, sacrificassimo (anche solo qualche volta) la ricerca della perfezione in nome dell’inclusione? «Penso a questo», conclude Carolyn, «che viviamo nel 2026 e si possono ottenere piatti deliziosi anche senza rincorrere l’eccellenza». Possono essere anche migliori se preparati realmente per tutte e tutti.
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