Dietro lo pseudonimo si celerebbe Robin Gunningham, un artista di graffiti nato a Bristol e che avrebbe poi assunto il nome di David Jones. Nel reportage i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison ricostruiscono una lunga indagine
Un’inchiesta pubblicata dall’agenzia di stampa internazionale Reuters sostiene di aver identificato Banksy, il celebre street artist rimasto anonimo per anni, in Robin Gunningham, artista di graffiti nato a Bristol nel 1973 e che in seguito avrebbe assunto il nome di David Jones.
Nel reportage intitolato In Search of Banksy, i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison ricostruiscono una lunga indagine basata su testimonianze, analisi di video e spostamenti dell’artista. Il lavoro investigativo si è concentrato in particolare sulle opere apparse in Ucraina alla fine del 2022, la cui paternità era stata confermata dallo stesso Banksy attraverso il suo profilo Instagram come gesto di solidarietà verso le vittime dell’intervento militare russo.
I reporter hanno visitato i luoghi in cui erano comparsi i graffiti, tra cui la località di Horenka, raccogliendo informazioni tra gli abitanti e mostrando fotografie di diversi street artist per identificarne l’autore. Secondo l’inchiesta, gli elementi raccolti portano a Gunningham, già indicato come possibile Banksy nel 2008 dal Mail on Sunday, che all’epoca dichiarò di essere arrivato “il più vicino possibile” a rivelarne l’identità.
Reuters riferisce inoltre che Gunningham avrebbe in seguito utilizzato il nome David Jones, anche se non è chiaro se lo impieghi ancora oggi. L’inchiesta esamina anche altre ipotesi sull’identità dello street artist. In particolare respinge una delle teorie più diffuse, secondo cui Banksy sarebbe Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack. Secondo Reuters, Del Naja è stato piuttosto uno stretto collaboratore dell’artista e i due avrebbero realizzato alcune opere insieme. Nel 2022 Del Naja si trovava in Ucraina, ma – secondo il reportage – era accompagnato da un’altra persona identificata dai giornalisti come Banksy.
Tra gli elementi citati nell’indagine figurano anche una disputa con il fotografo giamaicano Peter Dean Rickards, che avrebbe pubblicato immagini del volto dell’artista, e un arresto avvenuto a New York nel 2000, nel quale sarebbe stata trovata una confessione scritta a mano.
La ricostruzione di Reuters si inserisce in una serie di tentativi precedenti di identificare lo street artist. L’anno scorso la Bbc aveva pubblicato fotografie di Banksy da giovane mentre insegnava tecniche di graffiti e stencil a ragazzi in un centro giovanile di Bristol negli anni Novanta. Gli scatti erano stati forniti da Peter de Boer, responsabile del centro, che aveva raccontato come l’artista fosse stato pagato circa 50 sterline a lezione per i workshop.
L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha scritto a Reuters sostenendo che il suo cliente «non accetta che molti dei dettagli contenuti nell’inchiesta siano corretti». Il legale ha affermato inoltre che la pubblicazione di tali informazioni violerebbe la privacy dell’artista, interferirebbe con il suo lavoro e potrebbe metterlo in pericolo. Stephens ha aggiunto che lavorare in anonimato o sotto pseudonimo consente agli artisti di «dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni».
Reuters ha comunque deciso di pubblicare l’inchiesta, ritenendo che l’identità di una figura con un’influenza così duratura sulla cultura contemporanea, sull’industria dell’arte e sul dibattito politico internazionale rappresenti una questione di interesse pubblico.
Tra le opere più celebri attribuite a Banksy c’è “Girl with Balloon”, diventata virale nel 2018 quando, subito dopo essere stata venduta all’asta, venne parzialmente distrutta da un meccanismo nascosto nella cornice. L’opera, ribattezzata “Love Is in the Bin”, ha successivamente raggiunto un valore di circa 25 milioni di dollari.
Nel reportage si sostiene inoltre che un uomo somigliante a Gunningham fosse presente nella sede londinese di Sotheby’s quando l’opera venne triturata, osservando la reazione del pubblico. L’ultima opera attribuita a Banksy, comparsa lo scorso settembre e intitolata Royal Courts of Justice, raffigurava un giudice che colpisce con il martelletto un manifestante disarmato. Interpretata come una critica alla repressione delle proteste filo-palestinesi nel Regno Unito, è stata rapidamente rimossa.
Alcuni artisti intervistati da Reuters ricordano infine che nel Regno Unito i graffiti sono illegali quando realizzati su proprietà pubbliche o private senza autorizzazione, circostanza che renderebbe particolarmente rilevante la possibilità per lo street artist di operare mantenendo l’anonimato.
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