Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


I sopralluoghi allo Stadio Olimpico in vista dell’esecuzione della strage. Su questa fase hanno reso dichiarazioni Scarano e Grigoli.

- Scarano ha detto che il primo sopralluogo allo stadio avvenne alla fine della stagione calcistica del 1993, ad opera di Spatuzza. Era di domenica mattina.

Il secondo sopralluogo fu fatto sempre da Spatuzza, accompagnato anche in questo caso da lui. Era ripresa la stagione calcistica 1993-94 e pioveva, quel giorno.

Durante questo sopralluogo si trattennero due-tre ore sul posto. Incontrò, nell’occasione, un certo Nicola, di Centocelle, che di domenica faceva il “bagarino” allo stadio. Prima, faceva il venditore di frutta e verdura.

Spatuzza gli fece seguire, nell’occasione, due pullman dei Carabinieri. Nei giorni seguenti capì chiaramente che volevano ammazzare almeno un centinaio di carabinieri.

- Grigoli ha detto che si portò a Roma all’epoca del derby Roma-Lazio e vi rimase quattro-cinque giorni, alloggiando nella villa a mare (quella di Bizzoni, a Torvajanica).

Mentre stava in questa villetta qualcuno ispezionò i luoghi dello stadio Olimpico, portandosi sul posto con una motocicletta (forse una Suzuki di colore bianco e blu). Era, “forse”, di un parente di Scarano.

- L’autoveicolo usato per la strage fu costituito, questa volta, da una Lancia Thema. Su quest’aspetto della vicenda hanno deposto Scarano, Grigoli e Bizzoni.

Scarano, partecipe a quasi tutte le fasi, ha detto che dentro una Lancia Thema fu nascosto, alla Rustica, l’esplosivo giunto da Palermo. Non ricorda chi la portò sul posto.

Quest’auto era nuovissima ed era di colore verde chiaro. Giacalone gli disse anche che era stata rubata a Palermo e contraffatta nel telaio. Viaggiava con i documenti di un’altra Lancia Thema.

Il solito Giacalone gli disse che «era stata rinforzata di dietro», per evitare che, caricata di esplosivo, si alzasse «troppo davanti».

Grigoli ha detto che la macchina da utilizzare come autobomba fu rubata a Palermo, su interessamento di Giacalone. Era una Lancia Thema di colore verde metallizzato («mi pare»). A quest’auto furono cancellati i numeri identificativi del telaio e del motore e tutto ciò che potesse servire a individuarla. Quindi gli furono apposti i numeri, applicati le targhe e i documenti di un’altra Lancia Thema, che egli ebbe pure modo di vedere nell’autosalone di Giacalone.

Questo lavoro fu fatto a Palermo, da Giacalone, nel suo autosalone. Sempre a Palermo il Giacalone preparò anche degli “spessori” da inserire negli ammortizzatori, al momento opportuno, per evitare che l’auto, caricata di esplosivo, si abbassasse troppo nella parte posteriore e diventasse, per questa via, troppo appariscente.

- L’esecuzione dell’attentato è stata narrata da Scarano e Grigoli. Quest’ultimo ne ha parlato per conoscenza diretta in relazione ad una prima fase, svoltasi (probabilmente) nel mese di ottobre del 1993; de relato in relazione ad una seconda fase.

Le sue dichiarazioni verranno perciò riportate separatamente (prima, quindi, verrà riportato ciò che Grigoli ha detto di sapere per scienza diretta; poi verrà riportato ciò che ha detto Scarano; quindi ciò che Grigoli ha detto di aver appreso da altri).

Informato si sono rivelati pure Pietro Romeo e Brusca Giovanni.

- Grigoli ha riferito che, nel giorno stabilito, andò a Roma in treno, insieme a Giuliano e Lo Nigro. Giunti alla stazione presero un autobus e raggiunsero un bar, dove furono prelevati da Scarano (che viaggiava con un’Audi 80) e portati in un appartamento, sito all’ultimo piano di un palazzo (si tratta, chiaramente, della mansarda sita nel quartiere Tuscolano).

Aveva già conosciuto Scarano, soprannominato “Saddam”, a Palermo, nell’autosalone di Giacalone, alcuni mesi prima. Quando andò via passò a prenderlo Cannella Cristofaro

Circa l’epoca del trasferimento a Roma ha detto che avvenne nell’epoca del derby Roma-Lazio (il derby di andata; cioè, quello dell’inverno) e due-tre mesi prima dell’arresto dei fratelli Graviano (avvenuto il 27-1-94).

In questo appartamento trovarono Benigno e Spatuzza. Non ricorda se Giacalone fosse già presente in questa fase o comparve successivamente.

Stettero poche ore in questo appartamento, perché ebbero una discussione con la portiera, allarmata da quell’andirivieni di persone. Scarano chiamò allora telefonicamente “Alfredo” (di cui capì che aveva la disponibilità giuridica dell’appartamento) e insieme trovarono un’altra sistemazione, in un villino sito nei pressi di Roma, in zona marittima. Qui si trasferirono tutti: lui (Grigoli) Giacalone Benigno, Giuliano, Spatuzza, Lo Nigro.

Descrive così Alfredo: robusto, occhiali («credo»), capelli lisci, «più alto di me» (Grigoli è alto circa mt 1,60). Dimostrava, di età, intorno ai 45-47 anni e viaggiava con una Mercedes 190 di colore bianco. Era persona in debito con Scarano e procurava auto da vendere a Giacalone.

Nella giornata successiva al trasferimento (probabilmente) furono raggiunti nel villino al mare da Giuseppe Graviano. C’era anche Scarano. Il Graviano parlò in disparte con Scarano e Spatuzza. Alla fine, Graviano disse che erano in troppi e che due persone avrebbero dovuto far rientro a Palermo. Decisero che sarebbero rientrati lui (Grigoli) e Giuliano.

In questa occasione Graviano giunse a Roma in compagnia di Tutino Vittorio, che rimase ad aspettarlo alla stazione (tanto gli fu riferito da Spatuzza). Nonostante la sollecitazione di Graviano egli si trattenne, tuttavia, a Roma per altri tre-quattro giorni. In una di queste giornate fu portato da Scarano in un deposito di bibite (si tratta, chiaramente, del capannone e del piazzale alla Rustica), dove rivide la Lancia Thema. Era di sabato. Sul posto c’era anche un furgoncino.

Intorno alla Lancia Thema erano al lavoro Giacalone, Benigno, Spatuzza e Lo Nigro. Giacalone stava inserendo gli “spessori” negli ammortizzatori; Benigno «si interessava del fattore elettrico, telecomando» e faceva le prove con delle lampadine. In effetti, le lampadine si accendevano sotto l’impulso del telecomando.

Si trattava di un telecomando per apparecchi da modellismo, in tutto simile ad un altro acquistato, circa otto mesi prima, da Spatuzza a Palermo (egli accompagnò Spatuzza nell’occasione). Il telecomando era di colore nero ed aveva le dimensioni di cm 20x20 circa.

Notò che all’interno della vettura, nell’abitacolo, v’erano tre forme di esplosivo (non è sicuro sul numero), da loro chiamate “parmigiani”, per via della caratteristica forma che avevano assunto nel confezionamento.

Quello stesso giorno, o qualche giorno dopo, fece rientro a Palermo, insieme a Giuliano.

B - Scarano ha detto che prima del Natale del 1993 (non ha precisato quanto tempo prima) “la squadra” tornò a Roma; ci stette quattro o cinque giorni e ritornò a Palermo, avendo ricevuto un “contrordine”. Tornò poi dopo le feste natalizie del 1993, una domenica (probabilmente, agli inizi di gennaio del 1994). Questa volta la Lancia Thema fu attrezzata per esplodere e portata allo stadio. La preparazione avvenne nel piazzale della Rustica, nel primo pomeriggio (verso le 14,30-15,00). Si portò sul posto con la sua Audi 80, insieme a Lo Nigro e Benigno. Il telecomando fu preparato da Benigno. Era un telecomando “da ragazzini”; vale a dire, delle automobili giocattolo comandate a distanza. Benigno faceva le prove con una lampadina.

Vide anche dei detonatori elettrici, ma non li vide inserire nella massa esplodente. La Lancia Thema era già munita di antenna quando fu portata sul posto.

Finita la preparazione dell’autobomba si mossero tutti insieme e andarono allo stadio, dove giunsero circa un’ora prima della fine della partita. Trovarono sul posto Giuliano e Spatuzza, che si erano sistemati (probabilmente con la sua A 112) nel posto dove collocare l’autobomba, di fronte alla “caserma dei carabinieri” (un palazzo rivestito di marmo).

Lasciarono qui la Lancia Thema, pronta ad esplodere appena fossero passati i pullman dei CC. Era, secondo loro, il posto migliore per provocare una carneficina, perché i pullman dovevano procedere lentamente e “attaccati” l’uno all’altro (sia perché la strada si restringeva, sia perché v’era una transennatura da “lavori in corso”). Egli se ne tornò a casa (non è chiaro, però, se lo fece subito o ad attentato compiuto).

Verso le 22 di quello stesso giorno vide però arrivare Lo Nigro a casa sua, il quale lamentò il fallimento dell’attentato, perché non aveva funzionato il telecomando. In pratica, Benigno aveva schiacciato il pulsante al momento opportuno, ma non era giunto l’impulso sull’antenna.

- Grigoli ha aggiunto che, tornato a Palermo dopo l’ingiunzione di Giuseppe Graviano, stette ad aspettare l’evolversi degli eventi e notò che nella domenica stabilita non successe nulla. Dopo alcuni giorni rivide Giacalone a Palermo e gli chiese spiegazioni sull’accaduto.

Giacalone gli raccontò che, preparata l’autobomba, questa fu portata da Lo Nigro sul luogo dell’attentato. Il Lo Nigro buttò via la chiave e fu prelevato da Spatuzza con una motocicletta.

Benigno azionò il telecomando al passaggio delle forze dell’ordine, ma «l’impulso non arrivò».

- Romeo ha dichiarato che Giuliano gli parò, nel 1994, tra le tante altre cose, anche di un attentato in grande stile contro Polizia e Carabinieri. Parlava di far saltare pullman pieni di militari, finanche assieme ai loro familiari (mogli e bambini).

- Brusca ha detto che alla fine del 1995, in epoca ravvicinata ad una grossa rapina consumata alle Poste di Palermo, sentì parlare da Spatuzza di un fallito attentato allo stadio Olimpico. All’epoca aveva preso da poco a collaborare uno dei “ragazzi” di Brancaccio (Romeo, dice, probabilmente) e Spatuzza era fortemente preoccupato per questa nuova collaborazione. Temeva che venisse fuori questo fallito attentato contro i Carabinieri e che costoro si accanissero contro di lui.

Gli disse che l’attentato era stato eseguito allo stadio Olimpico; che doveva esplodere una macchina piena di tritolo al passaggio di un pullman dei carabinieri; che non aveva funzionato il telecomando.

Spatuzza gli disse anche che era stato lui a disinnescare l’ordigno allo Stadio. Non ricorda se lo stesso Spatuzza o Messina Denaro Matteo gli disse che alla rimozione dell’autobomba aveva partecipato anche Gioacchino Calabrò.

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