Lo studio dei luoghi in vista dell’esecuzione della strage cominciò con lo spostamento su Prato di Vincenzo Ferro e degli altri attentatori
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
Sulla preparazione dell’esplosivo. Dai testi Domanico e Romeo è venuta la conferma che a Palermo, in una traversa di corso dei Mille (nel vicolo Guarnaschelli) Mangano Salvatore, padre di Antonino, aveva la disponibilità di un immobile composto di due stanze, corridoio e bagno. Questo immobile fu indicato alla Polizia da Grigoli Salvatore in data 9-7-97. Fu accertato che era stato ristrutturato completamente qualche anno prima.
Sulla ricerca e il rinvenimento della base logistica. Gli accertamenti di polizia giudiziaria fatti sulle dichiarazioni di Ferro Vincenzo hanno consentito di riscontrare passo-passo il suo racconto, in ordine agli spostamenti tra la Sicilia e Prato. Vediamoli in relazione ai singoli viaggi.
a - Dalla testimonianza dell’ispettore Puggioni Gesuino si è appreso che a nome di “Ferro V. Mister” fu emesso dall’Alitalia un biglietto sulla tratta Palermo-Roma-Palermo per il giorno 27-4-93, con partenza alle ore 6,45.
Il viaggio di andata contemplava l’uso del mezzo aereo fino a Roma e, da qui, in treno fino a Firenze.
Come risultò dalle liste di volo il viaggio ebbe concreta effettuazione nella giornata del 27-4-93, con chek-in alle ore 4,07. Il costo del biglietto fu di £ 184.000, in classe turistica.
Il biglietto non fu utilizzato conformemente, in quanto il viaggio di ritorno avvenne sulla tratta Firenze-Palermo (invece che Roma-Palermo), nello stesso giorno 27-4-93, con volo EG 30483 e partenza alle ore 18,45. Di tanto vi è annotazione sullo stesso biglietto.
Si tratta chiaramente, del primo viaggio di cui parla Ferro Vincenzo, finito con la risposta negativa dello zio.
Vito Coraci, di cui Ferro parla come della persona di cui si avvalse Calabrò per comunicargli la volontà di incontrarlo, risiede effettivamente a Balestrate (via Volta, n. 48) ed è persona inserita negli ambienti mafiosi della Sicilia occidentale.
b - Ancora dall’ispettore Puggioni si è appreso che presso le Ferrovie dello Stato è registrato uno spostamento dell’autovettura Audi 80 tg TP-361825, intestata a Ferro Vincenzo, sul tratto Messina Marittima-Villa S. Giovanni per il giorno 7-5-93.
Il biglietto fu rilasciato per l’andata e il ritorno. Dal tagliando delle Ferrovie si evince chiaramente che ebbe concreta effettuazione il viaggio di andata; nulla è possibile dire, in base agli atti, per il ritorno, giacché il biglietto era già nelle mani del viaggiatore (le Ferrovie non conservano nessun tagliando).
Va aggiunto che Ferro Vincenzo era titolare dell’utenza cellulare n. 0336/894421, attivata il 23-11-92. Orbene, questo cellulare osservò un periodo di silenzio proprio in corrispondenza della trasferta a Firenze (tacque dal 7 al 9 maggio 1993). In relazione a questo spostamento è risultato anche, da accertamenti eseguiti presso l’Alitalia, che il giorno 8-5-93, sul volo BM 187, viaggiò, nella tratta Palermo-Fiumicino, Pizzo G. Mister. Questo viaggiatore fece il check-in a Palermo alle ore 4,22 e giunse a Roma-Fiumicino alle 7,55.
Entro le 8,30, quindi, era in grado di raggiungere la stazione Terrmini di Roma.
Dai tabulati dell’utenza cellulare n. 0337-960386 intestata a Calabrò Giuseppe, ma in uso a Calabrò Gioacchino, risulta che il giorno 8-5-93, alle ore 8,07, il cellulare si trovava sotto il ponte 06 (Roma), da cui chiamava l’utenza n. 0924-32411, installata nell’officina di carrozzaeria del Calabrò Gioacchino, a Castellammare del Golfo.
È un dato che, unito all’altro precedente, relativo a Pizzo Giorgio, conferma in pieno le dichiarazioni di Ferro Vincenzo su questo delicato aspetto delle sue confessioni.
Sono dati che ineriscono, evidentemente, al secondo viaggio da lui narrato, fatto insieme a Calabrò, con sosta a Roma, dove furono raggiunti da Pizzo Giorgio.
Proprio per la consapevolezza dell’importanza di questo riscontro la difesa ha cercato, ovviamente, di parare il colpo, sostenendo che il cellulare non era in uso a Calabrò Gioacchino. Prova ne sia che anche il 4-7-92, giorno in cui Calabrò subì un grave incidente stradale, il cellulare risultò attivo in uscita.
Ma il ragionamento non è per nulla convincente. Innanzitutto perché dall’incidente cui fa riferimento la difesa (avvenuto sullo svincolo autostradale di Partinico il 4-7-92)525 il Calabrò riportò lesioni giudicate guaribili in 30 giorni e fu ricoverato all’ospedale civico di Palermo, ma non è detto che si trattò di lesioni importanti perdita delle facoltà cerebrali e, conseguentemente, della possibilità di telefonare.
È vero che egli, al momento dell’ingresso nella Casa di reclusione dell’Asinara, nel novembre 1993, dichiarò, nell’anamnesi personale, di aver riportato un trauma cranico nell’incidente sopra specificato, ma, a parte che il dato è introdotto dalle sue sole dichiarazioni, va detto che, comunque, del riferito trauma non si conoscono l’entità e le conseguenze.
Poi perché è ben possibile che il telefono fosse ugualmente, quel giorno, in suo possesso, ma a telefonare siano state altre persone del suo entourage familiare o amicale, su richiesta del Calabrò o indipendentemente da lui, proprio per ovviare alle necessità sorte dall’incidente.
Del resto, che il cellulare in questione, sebbene intestato al padre di Calabrò Gioacchino, fosse, in realtà, usato da quest’ultimo, lo dimostra, inequivocabilmente, il fatto che fu trovato in suo possesso il giorno del suo arresto, avvenuto il 12-11-93.
Infatti, venne arrestato a Castellammare del Golfo mentre era a bordo della Fiat Uno tg. TP 319601. Nel corso della perquisizione conseguente all’arresto fu rinvenuto, all’interno dell’autovettura, il contratto del cellulare radiomobile 0337-960386, nonché un radiomobile Nokia contraddistinto dal numero seriale 121201716.
Infine, va rimarcato che tutte le utenze chiamate dal cellulare in questione sono riferibili al contesto personale di Calabrò Gioacchino: parenti, amici, dimora abituale (0924-31411), dimora estiva (0924-31397), autocarrozzeria propria (0924-32411), legale di fiducia (avv. Gandolfi -039-323687).
Tra quelle intestate ai “parenti” vi è l’utenza n. 0924-32216, relativa a Pagano Matteo, padre di Giuseppe, fidanzato della figlia Maria; la n. 031-773387, intestata al cognato Fiordilino Antonino.
Se ne deve dedurre, senza ombra di dubbio, che anche l’8-5-93 il cellulare fosse in possesso di Calabrò Gioacchino, con tutte le conseguenze del caso (conferma integrale di quanto dice Ferro Vincenzo).
- Nessun fondamento hanno poi le critiche mosse da vari difensori al racconto di Ferro, nella parte in cui danno per impossibile un viaggio da Roma a Prato (e ritorno) in mezza giornata.
Si è visto, infatti, che Pizzo giunse all’aeroporto di Roma alle 7,55 dell’8 maggio. A quell’ora, utilizzando un taxi, poteva sicuramente essere alla stazione di Roma-Termini verso le 8,30 - 8,40.
All’epoca erano in funzione gli Intercity che coprivano il tratto di Roma-Firenze in un’ora e cinquanta minuti. Il trio fu sicuramente in grado di raggiungere Firenze, quindi, entro le ore 10,00 e Prato entro le 10,30.
Qui, a detta, di Ferro, si trattennero solo 10 minuti. Ma anche se i minuti fossero stati 30 essi poterono ripartire entro le 11,00 e raggiungere Firenze entro le 11,30. Seppur avessero aspettato mezz’ora la partenza di un altro Intercity ripartirono alle 12,00 e raggiunsero Roma entro le 14,00.
Ma se anche fossero ritornati a Roma entro le 15,00 nulla impediva loro di pranzare in un ristorante e serbare il ricordo di un viaggio conclusosi in mezza giornata (nel mese di maggio le giornate di luce sono anche lunghe).
c - Sempre dall’ispettore Puggioni si sono apprese le modalità del terzo viaggio, fatto in occasione dell’accesso in Cassazione.
Fu fatto via aerea col velivolo BM 0187 sul quale risultò imbarcato, sulla tratta Palermo-Fiumicino, con check-in alle 4,12 e partenza alle 6,45, Ferro V. Mister. Il viaggio di ritorno relativo a questo biglietto fu spostato dall’iniziale giorno 13 al giorno 14 ed avvenne dall’aeroporto di Pisa, invece che da Firenze, con destinazione Palermo, a mezzo del velivolo DM 122, con check-in alle ore 12,54 e partenza alle ore 15,55. Lo spostamento fu autorizzato dalla SAF spa (la società dell’aeroporto di Firenze) e fu annotato sul biglietto.
Da accertamenti effettuati presso gli uffici della Corte di Cassazione è risultato, poi, che Ferro Vincenzo accedette alla struttura giudiziaria in questione il giorno 13-5-93, dove esibì la carta di identità, che fu copiata dal personale preposto alla vigilanza.
Dall’esame del tabulato relativo all’utenza n. 0336-894421 (intestata, come si è detto a Ferro Vincenzo) si evince che il cellulare rimase attivo sotto il ponte 091 (Sicilia) fino al 12-5-93, per comparire sotto il ponte 06 alle ore 11,56 e 11,57 del 13-5-93, allorché contattò l’utenza domestica dello zio Messana: la n.0574-813941 (lo preavvertiva dell’arrivo?).
Queste due chiamate, come ha spiegato l’ing. Staiano, tecnico della Telecom, furono effettuate da una zona compresa nel raccordo anulare di Roma (infatti, impegnarono una Srb gestita dalla Msc RM2).
La prosecuzione del viaggio per Firenze risulta anch’essa dal tabulato. Infatti, alle 15,46 dello stesso giorno (13 maggio) il cellulare era attivo sotto il ponte 055 (Toscana), da dove contattava Marrone Andrea (0923-535167) e Milazzo Giuseppe (0924-25455).
L’ing. Staiano ha spiegato che questa telefonata fu effettuata in una zona del territorio toscano compreso in una delle province di Firenze, Arezzo o Pistoia (infatti, la telefonata impegnò una SRB gestita dalla MSC FI2).
Nella giornata successiva (14 maggio), infine, il cellulare contattava, sempre dal distretto 055, Blunda Vincenzo (0924-26972).
Il Ferro ha spiegato che Marrone Andrea era la persona cui aveva affidato, per l’addestramento, il suo cane. Blunda Vincenzo era il padre della fidanzata (Blunda Vita).
Marrone Andrea e Blunda Vita hanno confermato le dichiarazioni del Ferro, pur dicendo di non ricordare, com’è comprensibile, le telefonate di quei giorni.
- Segue: sulla ricerca e il rinvenimento della base logistica. - Anche il quarto viaggio, fatto per convincere lo zio Messana a mantenere gli impegni presi, è documentato con sicurezza.
Gli accertamenti presso l’Alitalia hanno evidenziato che il 19-5-93 Ferro Vincenzo viaggiò, unitamente alla madre Messana Grazia, sul volo PG 3484 delle ore 20,50 da Palermo a Firenze.
I due fecero ritorno col volo IG 3483 delle ore 18,45 del 21-5-93, sulla linea Firenze-Palermo.
I biglietti erano stati emessi dall’agenzia Gesap di Palermo il 18-5-93 a nome di Ferro Vincenzo e Messana Grazia.532
È interessante notare che anche nei giorni di questo spostamento il cellulare di Ferro Vincenzo tacque. Infatti, l’ultima chiamata prima della partenza avvenne nella mattinata del 19-5-93, alle ore 10,07 (la partenza avvenne poi nel pomeriggio); la prima chiamata dopo il rintro avvenne il 22-5-93, alle ore 14,59. Segno che l’apparecchio telefonico era stata lasciato a casa, nelle mani dei parenti (Blunda Vita ha detto che spesso veniva lascito dal Ferro alle sorelle).
Sullo studio dei luoghi in vista dell’esecuzione della strage - Lo studio dei luoghi in vista dell’esecuzione della strage cominciò con lo spostamento su Prato di Ferro Vincenzo e degli altri attentatori.
a - Lo spostamento di Ferro su Firenze ha anch’esso un riscontro documentale. Infatti, anche per questo viaggio è stato acquisito il biglietto aereo, che è relativo al volo BM 1205 del 23-5-93 sulla tratta Palermo-Roma. Il biglietto fu rilasciato a Ferrauto V. Mister (così come ha dichiarato il Ferro Vincenzo). Il check fu fatto alle ore 18,14; la partenza, come risulta dall’orario ufficiale Alitalia valevole dal 28 marzo al 15-6-93, avvenne alle ore 20,45.
In ordine a questa risultanza va detto subito una cosa: Ferro Vincenzo si sbaglia nel dire che giunse a Prato verso mezzogiorno del 23-5-93. Infatti, essendo partito alle ore 20,45 del 23-5-93, giunse a Roma alle 21,55. Non poté essere alla stazione prima delle 23. Anche se trovò subito un treno in partenza giunse a Firenze verso l’una di notte. Non poté essere a Prato prima delle 2,00 del 24-5-93. Cosa significhi tutto ciò verrà illustrato nel prosieguo.
b - L’acquisto del televisore da parte di Messana Antonino è documentato sia nel momento dell’acquisto che nel momento del sequestro. Infatti, dalle dichiarazioni dell’isp. Puggioni si è appreso che in data 29-3-96 fu rinvenuto e sequestrato, nel corso di una perquisizione fatta a casa di Messana Antonino, in via Don Facibeni di Prato, un televisore Seleco 14 pollici di colore nero.
Questo televisore risultò acquistato il 24-5-93 da Messana Antonino per la cifra di 380.000 lire presso la ditta Cosci di Prato. L’acquisto avvenne di sera, come attestato dallo scontrino di cassa. Fu rilasciata fattura a nome del Messana, che allora risultava residente in Prato, via Sotto l’Organo, n. 12. La fattura aveva il n. 1447 e concerneva un TV Color Seleco TVC S, acquisita agli atti. Il pagamento avvenne in contanti.
- Sul trasporto dell’esplosivo a Prato. - Il trasporto dell’esplosivo a Prato è stato anch’esso ricostruito nei tempi e nei soggetti protagonisti.
a - Il fatto che l’esplosivo fu trasportato nel magazzino della Coprora srl da Lo Nigro Cosimo, con la sua moto-Ape, è stato confermato dalle precise risultanze delle indagini chimiche svolte dai consulenti del pubblico ministero. Di esse si parlerà nel capitolo settimo di questa parte.
b - Gli accertamenti eseguito presso la Compagnia Grandi Traghetti di Navigazione hanno consentito di verificare che il 24-5-93 furono imbarcati, sul traghetto “Freccia Rossa” in partenza da Palermo, alcuni mezzi della Coprora Srl, di cui Carra era l’amministratore unico. E precisamente, il trattore tg TO-52079D ed il semirimorchio tg PA-15424.
Il carico consisteva in un semirimorchio sovrapposto all’altro semirimorchio.
Dall’elenco degli autisti forniti dalla compagnia di navigazione figurava il nome di Carra al terzultimo posto.
La nave partì da Palermo nel tardo pomeriggio del 24-5-93 e giunse a Livorno alle ore 13,34 del 25-5-93.
c - Dall’analisi del tabulato relativo all’utenza cellulare n. 0337-967269, intestato a Autotrasporti Sabato Gioacchina, ma pacificamente in uso a Carra Pietro, risulta che questo cellulare chiamò all’utenza domestica di Messana Antonino (0574-813941) alle ore 22,58 del 25-5-93, con cui rimase in contatto per 11 secondi (proprio il tempo di poche battute).
Il Carra segnalava così il suo arrivo in zona e lo spostamento del luogo dell’appuntamento. Essa è tanto più significativa in quanto è l’unico contatto che ricorre tra il cellulare di Carra e l’utenza del Messana; non solo nel periodo in questione, ma in tutta la vita del cellulare.
Lo è ancora di più perché fu fatta da una zona del territorio toscano compresa tra le province di Livorno, Lucca, Pisa, Massa o Grosseto (infatti, fu amministrata da una SRB gestita dalla MSC di FI-1).
Relativamente a questa chiamata va detto che essa, pur risultando (in uscita) dal cellulare di Carra, non risulta (in entrata) dal tabulato dell’utenza domestica di Messana, in cui pur dovrebbe figurare.
L’ing. Staiano, esaminato all’udienza del 27-1-98, ha spiegato, senza esitazione, che la mancanza del dato sul tabulato del Messana è da imputare ad errore di stampa, tant’è che quella chiamata è risultata presente in una successiva ristampa del 18-3-94 (quella agli atti è del 3-3-94) e in altra ristampa del 17-12-97.
Questa precisazione si accompagna all’altra, pure fornita dall’ing. Staiano, che i record di tassazione (così vengono denominate dalla Telecom le stringhe che riportano gli elementi di ogni singola chiamata - data, ora, numero scatti, etc.), per come è predisposto il sistema operativo della società telefonica, possono essere solo visti e letti, ma non modificati, cancellati o aggiunti dagli operatori.
Questo significa che, per errore tecnico, un determinato record può anche non comparire, ad un certo momento, nella stampa del tabulato; ma se compare vuol dire che la conversazione immancabilmente c’è stata. Infatti, il record comparirà sicuramente in una stampa successiva.
Queste spiegazioni sono autorevoli e convincenti e non sono contraddette da nessun’ altra risultanza processuale. Ne consegue che la telefonata in questione deve ritenersi senz’altro effettuata (il perché lo ha detto Carra).
d - Il cimitero di Galciana è stato oggetto di specifica indagine da parte della polizia giudiziaria. Questa ha riscontrato una situazione dei luoghi esattamente corrispondente a quella descritta da Carra nel verbale di interrogatorio e di individuazione dei luoghi dell’1-9-95, compresa la stradina in cui avvenne lo scarico dell’esplosivo. I risultati dell’indagine hanno messo in evidenza, infatti, contrariamente all’assunto difensivo, che si trattava di stradina certamente idonea a consentire le operazioni descritte dal collaboratore, giacché era larga metri 6 e profonda metri 43.
Con queste dimensioni potevano transitare e scaricare nella stessa non uno, ma due camion contemporaneamente. Per questo la Corte ha ritenuto del tutto superflua la perizia richiesta, sul punto, da alcuni difensori.
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