La figlia del clan è un libro che racconta la storia – anzi le storie – di Giuseppina Pesce, la più importante collaboratrice di giustizia della ‘ndrangheta
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa una settimana questa nuova serie sarà dedicata al Festival di Trame 2026.
La storia di una bambina nata e cresciuta a Rosarno, nella Calabria degli Anni Ottanta, una bambina felice che vive con gioia il suo paese, frequenta la parrocchia, suona il pianoforte, gioca a calcio, ama suo padre come succede a tante bambine nei confronti dei genitori.
La storia dell’educazione sentimental-criminale di una bambina che cresce in un potentissimo casato di ‘ndrangheta, e quindi della sua scoperta dell’idea di potere, violenza, latitanza, morte.
Ma questo libro è anche la storia di un arresto inatteso, di una carcerazione dolorosa, di una collaborazione con la giustizia molto difficile, all’inizio anche contraddittoria, ma che diventa credibile dal punto di vista processuale e simbolicamente dirompente.
Ancora, è la storia di una donna, madre di tre figli, che da 15 anni cerca di vivere una vita normale senza mai poter dimenticare che sulla sua testa pende una condanna a morte decisa dalla sua famiglia.
Ho scritto “La figlia del clan” insieme a Giuseppina Pesce, che ha deciso di parlare per la prima volta a 15 anni dall’inizio della sua collaborazione con la giustizia.
Ci siamo confrontati per molti mesi, mantenendo ciascuno il proprio ruolo: io quello del giornalista, che ha fatto tutte le domande che aveva in mente. Lei quello della donna cresciuta all’interno della ‘ndrangheta e che ha deciso di collaborare con la giustizia, che ha dato tutte le risposte e confessato le proprie verità.
Lei ha spiegato la sua scelta di “tradire” e perdere tutto – “la mia famiglia normale”, il nome, la vita di prima – per intraprendere un difficilissimo percorso di liberazione. Per parte mia ho compiuto lo sforzo di raccontare senza mai essere giudicante e al contempo senza rinunciare a un punto di vista, preciso, necessario.
Ne è venuto fuori un libro intimo, e per certi versi inedito e sorprendente: una testimonianza preziosa della vita del clan “da dentro”, straordinariamente importante per comprendere cosa siano oggi le mafie, le ragioni del consenso sociale, la capacità di condizionamento dei territorio. Ma anche un libro sulla fedeltà e il tradimento, le radici e il destino, l’onore e la colpa. Soprattutto, la libertà e il castigo.
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