Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


Sulla preparazione ed esecuzione della strage. La preparazione e l’esecuzione della strage fu osservata, a distanza, da Ferro Vincenzo e, più limitatamente, da Carra Pietro. Divenne nota, col tempo, anche a Calvaruso e Romeo, per via delle confidenze ricevute. Quello che essi hanno detto sull’argomento e le emergenze oggettive dell’indagine presentano punti estremamente significativi di convergenza e di riscontro, che si passa ad illustrare.

a - Ferro ha detto che, per trasportare l’esplosivo dal cimitero a casa del Messana fu utilizzata la Fiat Uno di quest’ultimo. La stessa vettura fu utilizzata per agevolare gli spostamenti degli attentatori prima e dopo il 25 maggio 1993 e accompagnò il Fiorino sul luogo dell’attentato.

In effetti, in data 19-1-96 la polizia giudiziaria procedette al sequestro dell’autovettura Fiat Uno tg FI-M86865, intestata a Perricone Tommasa, moglie di Messana Antonino. Quest’ultimo era però l’usuario della vettura, che era stata acquistata, secondo quanto risultò al PRA, il 5-5-93.540

Le indagini tecniche, effettuate con apparato analitico Egis dai consulenti del PM in data 25-1-96, evidenziarono la presenza di Tritolo (2,4,6 Trinitrotoluene) in quantità superiore alla soglia di allarme dello strumento all’interno del bagagliaio, sul pavimento tra il sedile posteriore e quelli anteriori, nei posti anteriori destro e sinistro, sul cruscotto anteriore e sul porta oggetti posteriore.

Lo stesso esplosivo, in quantità inferiore alla soglia di allarme, fu individuato nel vano di alloggio della ruota-scorta posteriore.

Le quantità di esplosivo e l’ubicazione dello stesso all’interno del veicolo rendono senz’altro credibili le dichiarazioni di Ferro in ordine all’uso della vettura fatta dagli attentatori (il dr. Vadalà ha manifestato la chiara opinione che la presenza massiva di tracce di esplosivo nel bagagliaio sono segno che nello stesso fu depositato esplosivo per il trasporto).

b - Il Ferro ha detto che un’auto del cugino fu utilizzata per portare Barranca all’appuntamento con Carra nella tarda serata del 26-5-93. Il Carra ha detto, dal canto suo, che in una occasione giunse alla chiesa dei Testimoni di Geova un giovane che viaggiava con una Y10 o una Seat, di colore scuro. In effetti, l’isp. Puggioni Gesuino ha confermato che nel mese di maggio 1993 la famiglia Messana era composta di cinque persone: oltre ai genitori, i figli Giampiero, Pasquale e Melchiorre.

Messana Giampiero era intestatario, dal 15-5-92, dell’autovettura VW Golf tg FI-H35701, di colore blu. Messana Melchiorre era intestatario, dal 23-9-91, della Y10 tg FI-H65987. Messana Pasquale era intestatario, dal 28-2-94, della VW Passat tg FI-M29734.

Orbene, a parte l’ultima vettura, che fu acquistata in epoca successiva ai fatti per cui è procedimento, va detto che sicuramente va individuata in una delle altre due vetture quella cui fanno riferimento i collaboratori.

Infatti, la VW Golf fu anch’essa sequestrata dalla Polizia Giudiziaria il 19-1-96 e fu sottoposta ad esame dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, col sistema analitico EGIS in data 25-1-96. Anche in questo caso i consulenti individuarono tracce di Tritolo (2,4,6 Trinitrotoluene) in quantità superiore sulla soglia di allarme dello strumento sul sedile posteriore, sul pavimento tra il sedile posteriore e quelli anteriori, nei posti sinistro e destro e sul cruscotto.

Invece, nel bagagliaio e sul porta oggetti posteriore non fu individuato alcun esplosivo.

La dislocazione dell’esplosivo in detta vettura è estremamente significativo, in quanto porta a ritenere che l’auto, a differenza della Fiat Uno di Perricone Tommasa, fu utilizzata per trasportare persone, che contaminarono massivamente i sedili e il cruscotto, ma non fu utilizzata per trasportare esplosivo. Infatti, l’interno del bagagliaio era privo di residui.

Nulla è possibile dire per la Y10, che non risulta sequestrata

Queste risultanze confermano, anche nei particolari apparentemente più insignificanti, le versioni dei due collaboratori. Non va dimenticato, infatti, che l’altra auto notata dal Carra era appunto di colore “scuro” e che vi è molta somiglianza esteriore tra le Seat Ibiza (come sembrò a Carra la vettura “scura”) e le VW Golf.

Non è inutile rammentare, infine, che il Tritolo è proprio uno dei componenti della miscela esplosiva individuato dai tecnici (nominati dal Pubblico Ministero in sede di accertamento irripetibile) sui reperti di via dei Georgofili.

c - L’isp. Puggioni ha altresì riferito che la famiglia Messana abitava, nel 1993, a Prato, frazione Capezzana, via Sotto l’Organo, n 12. L’abitazione era dislocata su due livelli ed era provvista di un piccolo garage. Di fronte lla casa del Messana sorgeva un fabbricato molto ampio, con ampi finestroni. Da questa residenza la famiglia Messana risulta ufficialmente trasferita in via Don Guidi Facibeni, n, 20, comune di Prato, in data 7-9-95. In via Sotto l’Organo, però, dimorò, di fatto, solo fino agli inizi del 1994. Sicuramente si era già trasferita all’epoca della prima perquisizioni della Dia, avvenuta il 10-7-1995.

La vecchia residenza della famiglia Messana distava circa 1.400 metri dalla chiesa dei Testimoni di Geova, sita nella frazione Galciana di Prato, e a circa 400 metri dal cimitero di Capezzana.

Tornano alla perfezione i tempi indicati da Ferro e Carra in ordine agli spostamenti avvenuti nella serata del 25 e del 26 maggio 1993, nonché le indicazioni di Ferro in ordine alla situazione abitativa dello zio.

Altro non è possibile dire perché, come ha precisato l’isp. Puggioni, la vecchia abitazione di Messana, in via Sotto l’Organo, non esiste più. Era già stata demolita il 13-9-95 (data della perquisizione in via Don Facibeni).

d - Le indicazioni di Ferro Vincenzo circa l’orario di sottrazione del Fiorino al legittimo possessore coincidono perfettamente con le altre risultanze dibattimentali.

Dalle dichiarazioni di Rossi Alvaro, possessore del mezzo, si è appreso che parcheggiò il Fiorino (tg FI-H90593) in Firenze, via della Scala, in prossimità della sua abitazione (sita al n. 101, sulla destra per chi dà le spalle a viale f.lli Rosselli), il giorno 26-5-93, qualche minuto prima delle 19,30. Si accorse del furto solo la mattina successiva.

Il mezzo era provvisto di portabagagli, che copriva cassone e cabina.

Lo Conte Giuseppe, che gestiva, nel 1993, una lavanderia in via della Scala, n. 79/r (sullo stesso lato dell’abitazione del Rossi, a circa 30 metri dalla stessa), ha detto, dal canto suo, che conosceva molto bene il Fiorino del Rossi e che lo confrontava mentalmente col suo.

Si ricorda perfettamente che il 26-5-93 lasciò la lavanderia verso le 19,40-19,45, e notò che non v’era parcheggiato alcun Fiorino nel tratto compreso tra la sua lavanderia e il viale f.lli Rosselli (cioè, nel posto indicato dal Rossi come luogo del parcheggio).

Queste indicazioni sono sicuramente attendibili, perché provengono da persone assolutamente disinteressate e precise nel ricordo. Inoltre, perché ognuna di esse ha potuto ancorare il ricordo a dati di fatto incontrovertibili, che, supportando la memoria, rinforzano il racconto.

Infatti, il Rossi è potuto essere preciso sull’orario per la sua abitudinarietà e perché ricorda che, quella sera, appena entrato in casa andò in onda il TG3 (che inizia, appunto, alle 19,30).

Il Lo Conte perché ricorda che, il mattino successivo, qualcuno gli disse che era stato rubato il suo Fiorino. Successivamente si accorse che era stato rubato quello del Rossi.

Del resto, la ricostruzione dell’orario del furto è stata operata dai consulenti del PM Menichetti Marco e Pampaloni Mauro in termini assolutamente compatibili con le indicazioni di Rossi-Lo Conte.

Detti consulenti, infatti, operando sul contenuto di una cassetta registrata della caserma Simoni, che controllava, a intermittenza, con una telecamera, via della Scala, hanno dedotto che il furto del Fiorino avvenne tra le 19,27 (ora di arrivo del Fiorino) e le ore 19,37 (ora in cui il Fiorino era scomparso dall’occhio della telecamera).

Ne consegue che l’indicazione del Ferro sul giorno e l’ora del furto è da ritenersi congruente (ha detto che Lo Nigro e Giuliano si allontanarono da Prato verso le 17-18). Ciò è di grande significato perché, all’epoca in cui ne parlò Ferro la prima volta, il dato era patrimonio dei soli investigatori.

Lo stesso dicasi per il portabagagli che copriva il Fiorino, di cui Ferro dice che fu smontato per consentire l’ingresso del mezzo nel garage.

e - La permanenza di Carra Pietro nella zona di Prato dalla mattinata del 25 alla tarda serata del 26 maggio 1993 è pienamente confermata dai tabulati telefonici del cellulare in suo possesso (0337-967269).

La prima comparsa del cellulare sotto il ponte 055 (che identificava, appunto, la Toscana) è delle ore 11,35 del 25-5-93, ora in cui la nave che lo portava al nord era, appunto, prossima alla costa toscana.

L’ultima telefonata sotto il ponte 055 è delle ore 22,38 del 26-5-93.

Tra la prima e l’ultima telefonata corrono, nello spazio temporale di circa 36 ore, ben 35 telefonate dirette verso utenze siciliane (sono tutte relative a soggetti di sua conoscenza - Sabato Gioacchina, Italtrans, Presti Francesco, ass.ne Moscato, ecc) e una sola è diretta verso un’utenza toscana (quella di Messana Antonino, di cui si è già parlato).

Tutte queste telefonate furono effettuate da una zona del territorio toscano compresa nelle province di Lucca, Livorno, Pisa, Massa, Carrara o Arezzo (infatti, furono amministrate da una SRB gestita dalla MSC di FI-1).

f - La presenza di Spatuzza Gaspare in territorio toscano è confermata dai tabulati del cellulare in suo possesso e a lui intestato (0337-960208).

Dall’esame di detti tabulati si evince che che il cellulare di Spatuzza fu attivo in territorio siciliano fino al 29-3-93. Dopo questa data seguì un lungo periodo di silenzio, finché il cellulare ricomparve alle ore 1,04 del 26-5-93 proprio sotto il ponte 055. A quest’ora contattò, infatti, il cellulare di Carra (0337-967269).

Va precisato ancora che, come riferito dall’ing. Staiano, questa telefonata fu fatta da una delle seguenti province: Firenze, Pistoia o Arezzo (infatti, fu amministrata da una SRB gestita da MSC di FI2).

Forse non è inutile ricordare quanto dice Carra: a quell’ora fu chiamato da Lo Nigro, che gli ordinò di ritornare alla chiesa dei Testimoni di Geova. Evidentemente, l’apparecchio era stato prestato per l’occasione al compagno d’intrapresa, ovvero era usato promiscuamente dai componenti del gruppo (il Carra dice che la telefonata fu fatta da Lo Nigro su insistenza del Barranca, col cellulare di Spatuzza).

Ma non è l’unica telefonata interessante che sui legge sui tabulati in questione. Scorrendo gli stessi si scopre che:

il 26-5-93, alle ore 19,06, il cellulare era ancora sotto il ponte 055 (anche questa telefonata fu gestita da MSC di FI2);

si trovava sotto il ponte 010 (Genova) alle ore 21,14 del 27-5-93;

era sotto il ponte 06 (Roma) alle 16,07 del 28-5-93;

sotto il ponte 0961 (Catanzaro) alle 19,40 del 28-5-93;

infine, sotto il ponte 091 alle 23,35 del 28-5-93.

Tutto ciò significa che il cellulare, nella giornata del 26-5-93, era in territorio Toscano.

Il 27-5-93 si era spostato verso il nord (Ferro dice appunto di aver accompagnato Spatuzza a Bologna, insieme agli altri, nella mattinata del 27-5-93).

Il 28-5-93 il cellulare si muoveva verso sud, per raggiungere la Sicilia nella tarda serata dello stesso giorno.

Per chiarezza, va detto che non ha nessuna importanza stabilire se la telefonata del 27-5-93 sia partita proprio dal distretto di Genova, dove lo Spatuzza potrebbe essersi portato in quella stessa giornata, ovvero se, come è possibile, la chiamata sia stata fatta proprio da Bologna e smistata sul ponte di Genova in un momento di particolare affollamento del traffico cellulare. Quello che conta è che Spatuzza (o meglio il suo cellulare) si trovavano tra Toscana, Liguria ed Emilia in un momento tanto significativo per questo processo.

Ovviamente, proprio perché avvisata dell’importanza di questi dati, la difesa di Spatuzza ha prospettato la possibilità che il cellulare fosse stato clonato. Anzi, l’ha dato clonato con sicurezza.

Ma l’obiezione è inconsistente.

Dal teste Cappottella si è appreso che mai lo Spatuzza ha avanzato reclami alla Telecom per il motivo ipotizzato dal suo difensore. Eppure, la clonazione del cellulare è un dato che appare subito evidente al possessore, se non altro per le immediate ripercussioni che esso ha sulla bolletta e sul portafoglio.

D’altra parte, una rapida scorsa ai tabulati dimostra che non v’è mai stata, nella vita del cellulare (iniziata il 7-8-91 e conclusa il 6-10-93), discontinuità alcuna nei periodi di attività dello stesso.

Infatti, le persone contattate sono sempre le stesse e appartengono tutte all’entourage di Spatuzza. Se ne indicano solo alcune, a titolo di esempio: la suocera Mazzola Taormina Angela (091-6301955); la sorella Spatuzza Provvidenza (091-6303478 e 091-6301803); la Valtrans srl, presso cui lavorava (091-473764); il compare Lo Nigro Cosimo (0337-898975; Cuccia Costantino, cognato della moglie (0916301955; il compare Giacalone Luigi (0337-899302).

Si tratta, è bene rimarcare, proprio delle persone contattate nel periodo che ci interessa. Eppure, è noto che nessuno clona un cellulare per chiamare i parenti e gli amici della persona cui appartiene il cellulare clonato.

Per finire, va detto poi che il dato più significativo della rassegna sopra effettuata (la telefonata a Carra alle 1,04 del 26-5-93) non rimase consegnato solo ai tabulati della Telecom, ma anche alla memoria vivente degli “amici”.

Infatti, anche Pietro Romeo, che fu molto vicino a Spatuzza e agli altri componenti del gruppo di fuoco dopo il febbraio 1994, sapeva del contatto telefonico tra Spatuzza e Carra e che Spatuzza molto se ne doleva con Barranca, quando già sapeva che gli investigtori erano sulle sue tracce. Ha detto infatti:

«Una volta Spatuzza si è lamentato che c'è stato Barranca che gli ha dato il numero di telefonino a Piero Carra, e Piero Carra gli ha chiamato a Spatuzza nel cellulare. Questo».

In ordine al luogo in cui avvenne questa telefonata Romeo ha detto di non ricordare se si trattava di Roma o Firenze.

Il 14-12-95 aveva però dichiarato al PM:

«Romeo: Spatuzza una volta, mentre che eravamo latitanti, dice che Pietro Carra gli ha telefonato nel telefonino cellulare che aveva lui».

«Pubblico ministero: E quando gliel'aveva fatta questa telefonata?»

«Romeo: Forse quando era a Firenze, non lo so».

Ovviamente, non significa nulla se Romeo capì di una telefonata partita dal cellulare di Carra, invece che l’incontrario. Quel che conta è che Romeo sapeva di questa telefonata e delle preoccupazioni di Spatuzza.

g - Il cellulare di Ferro Vincenzo, invece, tacque dal 23 al 27 maggio 1993. E anche questo costituisce un riscontro, indiretto, al racconto del dichiarante.

h - Le dichiarazioni di Ferro Vincenzo hanno trovato riscontro anche nella parte relativa all’ora di collocazione dell’autobomba nel posto designato e al veicolo d’appoggio. Egli ha detto, infatti, che i due (Lo Nigro e Giuliano) partirono da Prato, quella sera, verso mezzanotte, con la Uno ed il Fiorino.

- In effetti, il teste Borgioli Andrea vide parcheggiare il Fiorino dinanzi alla Torre dei Pulci proprio verso le 0,40 del 27-5-93.

La teste Suglio Michelina, inoltre, ha detto che transitò, in motorino, per via dei Georgofili tra le 0,20 e le 0,40 (circa) del 27-5-93 e notò parcheggiato, di fronte alla Torre, un Fiorino bianco.

Il 30-5-93 aveva anche detto alla Digos, però, che vide, dietro il Fiorino, una Fiat Uno bianca.

Giova evidenziare che la coincidenza dei tempi non era scontata (il Ferro sapeva quanto tempo occorreva per portarsi da Prato a Firenze e quindi si è regolato di conseguenza), in quanto il Fiorino poteva essere stato parcheggiato di fronte alla Torre anche parecchio tempo prima (qualche ora prima). Invece, fu notato sopraggiungere dal Borgioli proprio nell’ora da lui indicata.

L’abbinamento Fiorino-Fiat Uno è, invece, un dato di riscontro che non abbisogna di alcun commento.

Il fatto che il Fiorino fu portato sul posto da Lo Nigro e Giuliano era noto anche a Calvaruso Antonio (l’autista di Bagarella). Questi, infatti, fu ristretto nel carcere di Rebibbia insieme a Giacalone alla fine del 1995 e raccolse le seguenti confidenze (in ordine alla strage in commento):

«Se non ricordo male mi parlò di un Fiorino che fu portato dal genero stesso sul posto, non so assieme a chi, a Gaspare Spatuzza o a Giuliano, comunque a quanto pare c'era proprio il genero che portò il Fiorino sul posto dove poi esplose».

- La perfetta conoscenza dei luoghi che furono teatro di questa triste vicenda è stata dimostrata da Carra nel sopralluogo fatto col Pubblico Ministero in data 1-9-95, allorché rifece il percorso fatto il 25-26 maggio 1993, e nell’esame dibattimentale, allorché ha precisamente riconosciuto, in fotografia, i luoghi da lui prima indicati, vale a dire: la sala dei Testimoni di Geova, il cimitero di Prato, la stradina fiancheggiante il cimitero, il fruttivendolo e la casa cantoniera posti all’ incrocio di via dei Trebbi (da lui presi come riferimento per ritrovare la strada della chiesa), l’area di servizio “Api” (in cui stazionò nel periodo di attesa).

Questi luoghi, invero, erano stati filmati e fotografati dalla polizia giudiziaria in data 6-9-95.

Le preoccupazioni di Giuliano sulla telecamera, che consigliarono di spostare il Fiorino in un posto diverso (preoccupazioni riferite da Romeo), erano fondate. Infatti, nel piazzale degli Uffizi v’era realmente, nel 1993, una telecamera, collocata all’ingresso della Vecchia Posta. Un’altra telecamera era posta nella confluenza di via Lambertesca col piazzale degli Uffizi.

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