Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata alla sentenza d’appello sulla “Trattativa”.


È una vicenda emblematica di come gli organi preposti all’azione di prevenzione e repressione dei delitti di criminalità organizzata abbiano saputo farsi del male, talvolta, più di quanto non vi siano riuscite le organizzazioni criminali mafiose che essi erano — e sono – chiamati a contrastare.

1 Il dato certo e innegabile è che i nominativi dei più noti e influenti esponenti politici coinvolti nell’inchiesta, o di cui l’indagine mafia e appalti aveva evidenziato un possibile coinvolgimento in specifiche vicende riconducibili al sistema di illecita spartizione degli appalti, e in cui risultavano certamente coinvolte figure di spicco delle famiglie mafiose locali, e di quella corleonese in particolare, non figurano nell’informativa che fu depositata il 20 febbraio 1991, ossia quella conosciuta da Falcone.

2 Si è accertato che le trascrizioni delle conversazioni da cui si ricaverebbero elementi di prova o indizi del possibile coinvolgimento dei vari Lima, Nicolosi, Mannino, De Michelis, non figurano tra quelle allegate all’Informativa predetta (fatta eccezione per un fugace cenno, in una delle trascrizioni allegate, al ministro De Michelis).

3 Quei nominativi non figurano neppure nelle due schede riepilogative che contengono i nomi dei personaggi ritenuti di maggiore interesse investigativo, rispettivamente, per l’ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso (il primo elenco nominativo); e per l’ipotesi di associazione a delinquere semplice (secondo elenco nominativo). Nel primo elenco non comparivano nomi di esponenti politici; nel secondo, figuravano solo Domenico Lo Vasco e Giuseppe Di Trapani, all’epoca Assessori nella Giunta comunale di Palermo. Accanto ad ogni nominativo era indicata l’intercettazione telefonica in cui si faceva riferimento allo stesso personaggio.

4 Nel corpo dell’informativa, e in numerose pagine, si riportano stralci di conversazioni telefoniche intercettate, nelle quali si fa riferimento ad alcuni noti uomini politici, ma sempre “all‘interno di contesti discorsivi fra terze persone che non evidenziavano di per sé fatti illeciti” (così a pag. 33 della cit. “Relazione sulle modalità di svolgimento delle indagini mafia e appalti negli anni 1989 e seguenti”). Si può dissentire da tale apprezzamento, perché i riferimenti contenuti in alcune delle intercettazioni predette (per una puntuale rassegna di tali riferimenti, cfr. pagg. 128- 130 dell’ordinanza di archiviazione del gip di Caltanissetta del 5 marzo 2000) deporrebbero per condotte illecite o per gravi irregolarità, sia pure restando impregiudicati eventuali profili di responsabilità penale, soprattutto per i politici citati nel corso delle conversazioni captate).

Ma è certo e indiscutibile che si tratta di esponenti politici locali, anche se tra loro ne figurano alcuni che ricoprivano o avevano ricoperto incarichi ministeriali, come l’on. Fiorino, all’epoca Sottosegretario al ministero per il Mezzogiorno, chiamato in causa per alcune gare di appalto al comune di Naro; o il Senatore Coco, già sottosegretario alla Giustizia; e poi ancora gli on.li Pumilia, Alessi e Cicero, oltre all’On. Bernardo Alaimo, all’epoca Assessore Regionale alla Sanità, al quale si fa cenno in varie parti dell’Informativa. E talvolta i riferimenti contenuti nelle telefonate intercettate non consentono di risalire all’identità degli esponenti politici cui si allude, oppure non è chiaro il ruolo che avrebbero avuto nelle vicende che interessano agli interlocutori; oppure il riferimento è a personaggi non meglio identificati e indicati come vicini a noti uomini politici, ma non direttamente a questi ultimi.

Nessun riferimento indiziante a carico di personalità politiche di rilievo nazionale o a ministri in carica. E in particolare non risulta citato in tal senso nessuno di quei personaggi che avevano suscitato l’interesse della stampa nazionale (con gli articoli richiamati nella cit. Relazione su mafia e appalti, pubblicati su “Il Secolo XTX” e sul Corriere della Sera, oltre che sul quotidiano “La Sicilia”). In particolare, non si facevano i nomi di Lima, Nicolosi e Mannino, che invece figurano per la prima volta nell’informativa depositata il 5 settembre 1992 e nelle intercettazioni allegate a quest’ultima informativa (e all’informativa “Caronte” trasmessa il 1° ottobre 1992 alla procura di Catania).

Quanto al nome dell’on. De Michelis, chiamato in causa in un articolo a firma di Alberto Cavallaro sul Corriere della Sera del 20 luglio 1991 (che riportava pesanti accuse all’operato della procura della Repubblica di Palermo, attribuendole ai Carabinieri che avevano condotto l’indagine, e cioè al Ros; ma per quanto concerneva De Michelis si limitava a dire che era in buoni rapporti con uno degli indagati), indizi di un suo coinvolgimento in affari illeciti inerenti alla gestione di appalti nel Nord est emergono in un’informativa del Ros trasmessa il 12 novembre 1991 alla procura di Palermo, che però disponeva lo stralcio degli atti e la loro trasmissione per competenza alla procura di Roma.

In precedenza, all’on. De Michelis faceva riferimento solo una delle conversazioni intercettate su un’utenza in uso all’Ing. La Cavera, allegata all’informativa del 2 luglio l990. Ma in tutte le altre conversazioni allegate alla medesima informativa ed anche alla successiva Informativa del 5 agosto 1990 — che fu certamente portata a conoscenza della procura di Palermo, nella persona del Proc. Aggiunto Giovanni Falcone e del Sost. Proc. dott. Lo Forte — figurano riferimenti a vari uomini politici alcuni dei quali noti e influenti a livello regionale (SCIANGULA, CAPITUMMINO, LAURICELLA e MURANA,), altri anche di rilievo nazionale, come Lima, Gunnella, Turi Lombardo: ma quasi sempre in contesti tutt’altro che perspicui. Ma ancora non figurava, nelle informative predette, alcun riferimento al possibile coinvolgimento nell’ipotizzata gestione unitaria e verticistica del sistema di illecita spartizione degli appalti, o comunque in illeciti concernenti vicende in materia di appalti pubblici, di esponenti politici quali lo stesso Lima, Nicolosi e Calogero Mannino.

L’unico “Mannino” il cui nominativo figurava in una delle conversazioni intercettate su un’utenza in uso al La Cavera, chiamato in causa peraltro per vicende che nulla avevano a che vedere con l’indagine su mafia e appalti, venne identificato in Mannino Antonino (già segretario provinciale del P.C.I.), ed escusso dal pm Dott. Lo Forte proprio per chiarimenti in ordine alle conversazioni in cui era scaturito il suo cognome.

Si riferisce sicuramente all’oggetto dell’indagine mafia e appalti, e precisamente a presunti illeciti commessi nella gara di aggiudicazione dei lavori per il Palazzo dei Congressi, vinta dall’impresa Costanzo, che aveva prevalso sull’impresa Tosi, la conversazione telefonica dell’ing. La Cavera intercettata il 26 maggio 1990 e allegata all’informativa del 5 agosto ‘90.

Ivi si fa riferimento a due uomini politici, uno dei quali era l’ex ministro Gunnella mentre l’altro era il deputato regionale Lauricella. Ma ancora una volta, nessun riferimento a Lima, Nicolosi e Calogero Mannino figurano nelle più significative conversazioni, intercettate su utenze Sirap o su utenze private, ma comunque in uso all’ing. La Cavera, alle quali si dà risalto nelle Informative del 2 luglio e del 5 agosto 1990 e le cui trascrizioni sono allegate alle medesime informative (cfr., in particolare, conversazioni intercettate il 13 -14 e 30 maggio ‘90; 2-5-6 e 13 giugno ‘90, richiamate sia nell’ordinanza Lo Forti che nella Relazione Mafia e appalti).

Il raffronto delle conversazioni predette con quelle cui invece venne dato congruo risalto nelle informative trasmesse rispettivamente alla procura di Palermo il 5 settembre 1992 e alla procura di Catania il 1 ottobre 1992 (c.d. Informativa “Caronte”), entrambe a firma del Capitano De Donno, non dà adito al minimo dubbio.

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