Solo poche parole vanno dedicate all’ipotesi che la vittima designata di via Fauro non fosse Costanzo ma “altri”. Già in questo caso non si riesce a comprendere quale potesse essere “l’altra” vittima designata. È sembrato di capire che potesse trattarsi di Lorenzo Narracci, funzionario del Sisde, che abitava in via Fauro. La tesi però è veramente peregrina
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
Relativamente alla fase del 1992 le dichiarazioni di Scarano, Sinacori e Geraci hanno consentito di ricostruire, anche nei dettagli, tutta la vicenda sfociata nel subitaneo ritiro da Roma. Essi hanno reso dichiarazioni assolutamente congruenti, dettagliate e convergenti, che in nessuna maniera, anche volendo, sarebbe stato possibile concordare, data la quantità, enorme, di informazioni occorrenti allo scopo. Basta leggere le dichiarazioni di costoro per rendersi conto, inoltre, della vivezza di situazioni da essi rappresentate, nonché della minuziosità degli approfondimenti delle singole vicende, quali solo a protagonisti diretti erano consentiti.
In particolare, le dichiarazioni di Geraci e Sinacori toccano quasi tutte le fasi dell’attentato a Costanzo del 1992: le prime riunioni organizzative a Palermo (quella che si svolse in casa di Salvatore Biondino e che vide l’entrata in scena di Geraci); la preparazione degli strumenti d’offesa (armi ed esplosivo) e il loro trasporto a Roma (tramite Consiglio ed il figlio); le modalità del trasferimento degli attentatori nella Capitale (l’auto di Cannella); gli alloggi di cui ebbero la disponibilità (quelli di Gesù Giacomo e Lamantia).
Il luogo di occultamento dell’esplosivo (lo scantinato di Scarano); i mezzi di trasporto e di pagamento utilizzati (Y10 e carta di credito); le attività compiute mentre si trovavano a Roma e le informazioni acquisite su Costanzo (luoghi frequentati; orari della frequentazione; mezzi di trasporto utilizzati dal presentatore; ecc); l’aiuto richiesto ai napoletani (Nuvoletta); la subitanea smobilitazione.
Scarano ha confermato vari aspetti del racconto degli altri due: l’arrivo del camion a Roma; gli alloggi delle persone e il ricovero dell’esplosivo; i mezzi di spostamento utilizzati; il soccorso dei napoletani.
Per contro, le contraddizioni tra i dichiaranti sono state minime, o pressocché nulle. Se anche si volesse ritenere che racconti così complessi possono essere concordati, le circostanze in cui i tre collaboratori sopra menzionati resero le loro dichiarazioni spazzano via il sospetto che, nel caso di specie, ciò sia avvenuto. Ma se ancora ciò non bastasse, va aggiunto che tutti gli accertamenti di polizia giudiziaria effettuati a riscontro e le testimonianze di diretti interessati hanno dato esito positivo (di conferma, cioè, delle dichiarazioni delle collaboratori).
Eppure, questi accertamenti e testimonianze hanno riguardato non solo aspetti marginali (ma pur sempre interessanti) della vicenda, ma anche quelli centrali, attinenti alla custodia dell’esplosivo, al reperimento della base logistica, al pedinamento della vittima designata. Se ne deve concludere, perciò, che la vicenda Costanzo consegnata al processo per il 1992 è sicuramente quella descritta dai collaboratori.
Una coda di questa vicenda è costituita dall’attività svolta da Scarano sull’appartamento di Lamantia Giuseppe e anche questa attività ha trovato significativo riscontro negli accertamenti di Pg. Infatti, le chiavi dell’appartamento in questione erano sicuramente nella disponibilità di Scarano il 7-4-92, come riferito dagli ufficiali di Pg che effettuarono la perquisizione nel giorno suddetto.
- Le dichiarazioni di Scarano sono state invece contradditorie per la fase compresa tra la smobilitazione del marzo 1992 e il mese di aprile del 1993. Si è visto, infatti, che qui ha confuso epoche, viaggi e attività espletata. Vi è, però, la conferma che Scarano fu in grado di svolgere le attività che ha descritto, giacché fu realmente in Sicilia a metà marzo del 1992 (come comprovato dagli spostamenti del suo cellulare) e fu realmente in condizione di colloquiare con Matteo Messina Denaro nell’estate del 1992 (come comprovato dalla presenza del suo cellulare in Sicilia da luglio a settembre del 1992). Vi è anche la conferma che egli si recò in Sicilia in occasione della strage di Capaci, come comprovato dagli accertamenti di Pg (questo dato non ha attinenza con i fatti per cui è processo, ma serve a chiarire gli spostamenti di Scarano e le sue relazioni con la Sicilia).
- I ricordi di Scarano tornano ad essere certi (perché, si vedrà, ampiamente riscontrati) a partire dal viaggio dell’hascisch dell’aprile 1993. Questa vicenda è importante sia perché consente una ulteriore verifica della lealtà dei collaboratori, sia perché chiarisce in che modo Scarano entrò in contatto con la realtà di Palermo-Brancaccio; vale a dire, con quella realtà umana che, di lì a poco, sarà attiva nel nuovo tentativo di soppressione di Costanzo e in tutti gli altri episodi di strage per cui è processo. Tutto si svolse come detto dai collaboratori, tra il pomeriggio del 19 aprile e il pomeriggio del 21 aprile. Si è visto che Carra e Scarano hanno precisa contezza del luogo in cui avvenne lo scarico dell’hascisch a Roma (lo “sfascio” di Brugoni Nazareno, in via Flaminioa Vecchia), avendolo riconosciuto con sicurezza in fotografia e d avendovi (il Carra) accompagnato il Pubblico Ministero in data 13-9-95. Si vedrà, commentando la posizione di Scarano e Frabetti Aldo, quale precisa destinazione ebbe la droga portata a Roma in questa occasione e come fu ritrovata dalla Guardia di Finanza di Roma in data 1-11-94.
Anche in questo caso non è mancata, ovviamente, qualche discordanza tra i collaboratori. Ma vale, anche in questo caso, il discorso fatto in precedenza: nel mare delle concordanze sopra passate in rassegna, una limitata discordanza non è prova d’altro che della sincerità dei collaboratori.
Tanto più che Carra ha confessato la sua incertezza sul punto.
- L’episodio del 1993 contro Costanzo è illuminato, principalmente, dalle dichiarazioni di Scarano, ma anche di Grigoli e Romeo. Anche in questo caso il racconto di Scarano è stato lucido e coerente. Anche in questo caso vi sono una molteplicità di riscontri che accompagnano dall’inizio alla fine il suo racconto. Sono riscontri di grande significatività, che toccano quasi tutti gli aspetti della narrazione: il furto dell’auto di Corbani Linda; il tipo e il colore di questa (era bianca); il quantitativo di esplosivo (Scarano ha parlato di circa 110 kg; i consulenti del PM di un quantitativo compreso tra i 90 e i 110 kg); il luogo di preparazione dell’utobomba (lo stanzone di Tor Bella Monaca); i mezzi impiegati dagli attentatori per spostarsi in Roma; le abitudini di Costanzo (esattamente descritte da Scarano e confermate dall’interessato); gli orari del suo spettacolo; i mezzi in uso alla vittima designata; le motivazioni dell’attentato; i contatti telefonici intercorsi in prossimità del primo tentativo fallito; le ragioni del fallimento.
Tutto ciò dimostra, con sicurezza assoluta, che Scarano partecipò personalmente a quest’azione delittuosa.
Il fatto che abbia correttamente indicato i nominativi dei complici è comprovato dalle risultanze degli accertamenti sul cellulare di Benigno, che era realmente nel posto da lui indicato la sera del 13 maggio 1993; è comprovato da ciò che dicono Grigoli e Romeo, i quali ebbero modo di apprendere i nomi degli autori di questa strage dai diretti interessati (Lo Nigro e Giuliano).
Sempre da costoro seppero i nomi di altri partecipanti (Benigno e Cannella).
È comprovato altresì da ciò che ne dice Bizzoni Alfredo (l’amico di Scarano, di cui si parlerà ampiamente in seguito), che ebbe modo di conoscere e incontrare almeno due volte, a Roma, quattro degli autori di questa strage: Giuliano, Lo Nigro, Benigno, Spatuzza.
Ciò avvenne, ha precisato Bizzoni, proprio a cavallo del 10-5-93 (qualche giorno prima o dopo). Vale a dire, proprio nei giorni in cui veniva preparato l’attentato al giornalista.
Bizzoni, va precisato, è un soggetto formalmente imputato in procedimenti connessi, per aver procurato a Scarano buona parte degli appartamenti che verranno utilizzati nelle stragi successive. Egli è il più interessato a negare qualsiasi collegamento con gli imputati di questo processo.
Per questo, le sue indicazioni si avvicinano molto di più a quelle del teste che a quelle dell’imputato.
- Quanto alle critiche mosse al racconto di Scarano, che sarebbe intrinsecamente incoerente perché nessuno avrebbe notato la Fiat Uno bianca parcheggiata in via Fauro dal pomeriggio del 13 maggio alla serata del 14 maggio, v’è da dire che via Fauro è una strada fittamente abitata e intensamente trafficata. È più che normale che nessuno dei testi sentiti abbia messo gli occhi sulle auto parcheggiate nella zona e che non ne abbia serbato il ricordo.
- Solo poche parole vanno dedicate all’ipotesi, avanzata da alcuni difensori, che la vittima designata di via Fauro non fosse Costanzo ma “altri”. Già in questo caso (come nell’attentato a Contorno, dove pure è stata indicata una diversa direzione offensiva) non si riesce a comprendere quale potesse essere “l’altra” vittima designata. È sembrato di capire (ma l’affermazione non è stata fatta con chiarezza e con convinzione nemmeno dai difensori suddetti) che potesse trattarsi del dr. Narracci Lorenzo, funzionario del Sisde, che abitava in via Fauro, n. 94. La tesi, però, è veramente peregrina e insostenibile, giacché non v’è nulla, nemmeno il più labile indizio, che possa sostenerla.
Infatti, il dr. Narracci è stato esaminato all’udienza del 21-12-96 ed ha dichiarato di essere rientrato in casa, il giorno 14-5-93, verso le ore 16:30 e di non essersi più mosso fino all’ora dell’esplosione. Possedeva un’auto di servizio (una Y10 intestata alla Gattel Srl), parcheggiata quel giorno nei pressi del civico 62 di via Fauro. L’auto fu gravemente danneggiata dall’esplosione.
Come si potesse attentare alla vita del dr. Narracci facendo esplodere un’autobomba a circa 150 metri dalla sua abitazione nessuno ha mai spiegato. Se invece si vuole dire che fu impiegato un quintale di esplosivo per danneggiargli l’auto di servizio si afferma cosa che si commenta da sola.
D’altra parte, che la vittima designata fosse Costanzo lo rivelano, in maniera inconfutabile, le circostanze dell’azione. Per il punto in cui fu collocata, l’autobomba doveva servire necessariamente ad fare del male alle persone.
Il teste Gargiulo, comandante del Nucleo Operativo dei CC di Roma, ha precisato che, in zona, non v’era nessun obiettivo fisso che potesse giustificare un’azione del genere (censirono porta a porta tutti gli abitanti della zona).
Ebbene, il 14-5-93, alle 21:35, non v’era altro obiettivo sensibile in via Fauro che Costanzo Maurizio. L’ordigno impiegato, come ha precisato il consulente Delogu, era sicuramente idoneo ad uccidere persone. Costanzo fu salvato dal muretto della scuola, che si interpose tra lui e l’autobomba.
E ciò senza considerare ciò che si dirà illustrando la posizione dei mandanti (tutti i collaboratori informati sul punto diranno che l’obiettivo era Costanzo Maurizio).
- L’altra tesi, pure sostenuta da vari difensori, è che in via Fauro si consumò un complotto (a carico di chi non è mai stato specificato). Prova ne sia che l’auto di scorta di Costanzo fu spostata (seppur di pochi metri) nel corso delle operazioni di rilevamento degli effetti dell’esplosione.
Prova ne sia che il dr. Narracci ha dichiarato di aver ricevuto in casa sua degli ospiti dopo l’esplosione, verso le ore 23:00. Prova ne sia che fu ritrovato il libretto della vettura impiegata nell’autobomba sotto una delle vetture in sosta nella zona. Anche questa tesi poggia sul nulla.
Dalle testimonianze di numerosi ufficiali di Pg intervenuti sul posto subito dopo l’esplosione si è appreso che i primi soccorsi e le prime attività investigative furono svolte dalla Digos presso la Questura di Roma, dal Commissariato Circoscrizionale Salario Parioli, dalla compagnia dei CC di Roma Parioli, dal Nucleo e dal Reparto Operativo dei CC di Roma, dal Reparto Volanti della Questura di Roma.
Le indagini tecniche vennero svolte, invece, dal CIS dei Carabinieri e dalla Polizia Scientifica di Roma. Chi di questi organismi organizzò il complotto non è stato specificato. Gli elementi di prova (o di sospetto) su cui è stata posta l’attenzione dai difensori suddetti non conducono verso nessuno di questi organismi.
Se si considera, poi, che lo spostamento (di pochi metri) della vettura di scorta di Costanzo può trovare ottima spiegazione nella necessità di assicurare il passaggio dei VVFF per i primi soccorsi; che le persone ricevute a casa dal Narracci erano degli amici di costui invitati per la cena o il dopo-cena (come ha riferito lo stesso Narracci, e non come accertato casualmente o deliberatamente da qualche investigatore alternativo); che, come riferito dal dr. Narracci, la parte alta di via Ruggero Fauro, in cui abitava, era accessibile da via Stuparich anche dopo l’esplosione, perché non fu delimitata né interdetta dagli operanti; se si tiene conto del fatto che, come riferito dai consulenti del PM (dr. Delogu, Massari e Vadalà), gli oggetti meno esposti agli effetti delle esplosioni sono proprio quelli cartacei, perché più leggeri e capaci di assecondare l’onda pressoria; se si tiene conto di tutto ciò, si comprende che i sospetti avanzati sugli operanti sono privi di qualsiasi consistenza e inidonei ad orientare diversamente il giudizio di questa Corte.
- Quanto, alla tesi che l’attentato abbia una matrice diversa da quella mafiosa, va detto che non sono solo i tre collaboratori considerati in questo capitolo che rimandano, come autori dell’attentato, a esponenti di “cosa nostra”. Si vedrà, considerando i mandanti, che sono almeno 12 i collaboratori che hanno fornito informazioni per individuare la mano (e la mente) di questo delitto.
Il fatto, pure messo in evidenza da alcuni difensori, che in via Fauro transitò, poco prima dell’esplosione, una Fiat 500 viaggiante a forte velocità, non significa nulla. Avrebbe avuto lo stesso significato un’auto viaggiante a bassissima velocità (e sicuramente sarà passata anche un’auto del genere).
Apparentemente più significativa è, invece, la circostanza relativa alla teste Saulo Ornella, addetta ad una ditta di pulizie che lavorò allo stabile contrassegnato dal civico 62 di via Fauro nella mattinata del 14-5-93. Questa teste ha dichiarato di aver notato, nella mattinata del 14 maggio 1993, tra le 9 e le 11 del mattino, due persone parcheggiare una Fiat Uno sul marciapiede della via Fauro, in corrispondenza del civico 62 (in un posto diverso, comunque, da quello in cui fu collocata l’autobomba per Costanzo).
Successivamente, questa donna credette di individuare, in una ricognizione fotografica effettuata nel mese di agosto del 1993, tale Fail Bern come uno degli occupanti la Fiat Uno sopra indicata. Fail Bern, come ha precisato il teste di Pg Rotondi, fu arrestato nel 1993 perché trovato in possesso di materiale di interesse militare (congegni di puntamento appartenenti ad aerei NATO). Ammise di essere l’autore del furto di questi congegni.
Ma anche qui si tratta di apparenza. I due giovani notati dalla Saulo nella mattinata del 14-5-93 non avevano sicuramente nulla a che vedere con gli attentatori di quella giornata, giacché non si vede per quale motivo dei malintenzionati avrebbero dovuto trattenersi per più di due ore (come detto dalla Saulo) sulla “scena del delitto”; per quale motivo avrebbero dovuto farsi notare da una donna del posto parcheggiando sul marciapiede e provocando la sua irritazione.
Che queste persone non c’entrassero nulla lo dimostra il fatto che la Saulo riconobbe prima Fail Bern, dopo averne visto le foto su un giornale (Il Messaggero); poi credette, in data 12-4-94, di riconoscere Giuseppe e Filippo Graviano davanti al Pubblico Ministero di Roma.
È evidente che la deposizione della Saulo, come non è significativa contro i Graviano, allo stesso modo non è significativa contro Fail Bern; come non è conducente verso la mafia, allo stesso modo non è conducente lontano dalla mafia.
- Per quanto sopra detto deve concludersi che nessuna indicazione contraria è venuta dall’istruttoria dibattimentale al quadro delineato dalla pubblica accusa in punto di responsabilità personali, ragioni dell’attentato e vittima designata.
Perciò, salvo quanto si dirà esaminando, complessivamente, la posizione dei singoli imputati, responsabili dell’attentato di via Fauro devono ritenersi, per la parte esecutiva, Cannella Cristofaro, Benigno Salvatore, Lo Nigro Cosimo, Barranca Giuseppe, Spatuzza Gaspare, Giuliano Francesco e, ovviamente, Scarano Antonio.
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