Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza d'appello, presidente del tribunale Raimondo Loforti, giudici Daniela Troja e Mario Conte


È stato uno dei processi più complicati e discussi della recente storia giudiziaria italiana. Con un imputato eccellente, anzi eccellentissimo, Marcello Dell'Utri, già senatore e tra i fondatori di Forza Italia, il partito “nuovo” di Silvio Berlusconi che nel 1994 dopo il crollo della Prima Repubblica ha stravinto le elezioni.

Da allora, niente nel nostro Paese sarebbe più stato come prima. Nemmeno la mafia.

Un percorso giudiziario lungo e difficile quello del processo Dell'Utri, iniziato nel lontano 1997. Dopo una condanna in primo grado nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, due in meno quelli inflitti nel 2010 dai giudici d'appello.

Poi l'annullamento della Cassazione, poi ancora un nuovo processo celebrato in appello fino alla definitiva condanna a sette anni. Nel 2014 il senatore Marcello Dell'Utri è entrato nel carcere romano di Rebibbia.

Per i giudici della Suprema Corte Marcello Dell’Utri ha avuto «un importante ruolo di collegamento tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra», cessato nel 1992 e non - come sosteneva la sentenza di primo grado - fino al 1998.

Nonostante trent'anni di indagini e molti processi è una vicenda italiana con ancora tanti punti oscuri, dove si mescolano storie di cavalli e di ”stallieri” come Vittorio Mangano, il boss di Porta Nuova definito “eroe” sia dal senatore che dal Cavaliere Berlusconi.

Misteri che si sono intrecciati fra Milano e Palermo per più di mezzo secolo.

Da oggi sul Blog Mafie pubblichiamo ampi stralci della sentenza d'appello, presidente del tribunale Raimondo Loforti, giudici Daniela Troja e Mario Conte

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