Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della relazione della Commissione parlamentare Antimafia della XVII Legislatura, presieduta da Rosy Bindi per capire di più il ruolo delle logge massoniche negli eventi più sanguinari della storia repubblicana.


In particolare, era accaduto che, nel novembre 2014, uno dei consiglieri comunali di Castelvetrano, era stato tratto in arresto per delitti di mafia. Nell’ambito della relativa inchiesta, tra l’altro, era stata registrata una conversazione di costui che, a un altro consigliere comunale, raccontava del suo legame con la famiglia dei Messina Denaro, delle visite e degli incontri sia con Francesco Messina Denaro (padre di Matteo) quando questi era latitante, sia con lo stesso Matteo, anch’egli latitante, enfatizzando la commozione che tali contatti gli procuravano e la sua devozione verso quei personaggi.

Il consigliere, pertanto, veniva sospeso dalla carica ma poi reintegrato in seguito alla sua assoluzione in primo grado del dicembre 2015. Il suo rientro, però, nel marzo 2016, determinava, proprio in relazione al contenuto di quelle intercettazioni, le dimissioni di ventotto consiglieri comunali (su trenta) e, dunque, il commissariamento del consiglio comunale di Castelvetrano con la nomina, il 24 marzo 2016, da parte della Regione siciliana, di un magistrato in pensione. In base alla normativa regionale, invece, il sindaco e la giunta rimanevano in carica.

Qualche mese dopo, appunto nell’estate del 2016, a trent’anni dalla scoperta a Trapani della loggia segreta “ Iside 2” , nata sotto l’insegna del circolo culturale “Scontrino” , e in cui, accanto a personaggi delle istituzioni, sedevano i boss mafiosi di maggiore rilievo, si ritornava a parlare di massoneria quale possibile luogo chiave, secondo alcune inchieste della Procura di Trapani e di Palermo, per la composizione di interessi mafiosi, politici e imprenditoriali, compresi quelli riconducibili a Messina Denaro.

Al di là degli esiti di tali indagini, peraltro ancora in corso, le Forze dell’ordine e la Prefettura evidenziavano sin da subito che nel pur piccolo comune di Castelvetrano, patria e sede criminale dei Messina Denaro, insistono diverse logge massoniche (sei sulle diciannove operanti nell’intera provincia di Trapani) e che nell’amministrazione comunale castelvetranese, già storicamente oggetto degli interessi mafiosi ma anche, come detto, dimora di qualche sostenitore del latitante, vi era un’elevata presenza di iscritti alla massoneria tra gli assessori (4 su 5), tra i consiglieri (7 su 30), tra i dirigenti e i dipendenti comunali.

Anzi, la stessa prefettura di Trapani segnalava che gli elenchi ufficiali degli iscritti nel trapanese apparivano incompleti per difetto e, pertanto, non era possibile ottenere una descrizione d'insieme del fenomeno.

La Commissione, quindi, procedeva, nel corso della missione, ad una serie di audizioni, in buona parte segretate, delle autorità locali, di consiglieri comunali che si erano apertamente schierati contro Messina Denaro e, per questo, divenuti bersaglio di attentati e minacce, della magistratura trapanese (il procuratore di Trapani e i giudici che avevano trattato il caso dell’omicidio Rostagno) sulle indagini in corso e sugli aspetti particolarmente inquietanti di una serie di gravi delitti consumati in quella provincia.

Poco più tardi, giungeva la definitiva ed eclatante conferma alle preoccupazioni della Commissione. Risultava evidente e documentato, infatti, che quello stesso Comune di Castelvetrano, popolato anche da numerosi appartenenti alle diverse logge massoniche, aveva subito l’infiltrazione mafiosa e veniva sciolto ai sensi dell’art. 143 Tuel.

A Trapani, del resto, nel mese di giugno 2017, nel pieno della campagna elettorale, è stato raggiunto da provvedimento cautelare Girolamo Fazio, già sindaco e candidato alle elezioni amministrative; le elezioni sono state invalidate per il mancato raggiungimento del quorum dei votanti e al posto del sindaco si è insediato un commissario.

Nel solo 2017 altre importanti inchieste si sono susseguite a ritmi serrati: per motivi di mafia il tribunale di Trapani ha disposto importanti misure di natura personale e patrimoniale nei confronti di politici come Giuseppe Giammarinaro, ex parlamentare regionale; a novembre è stato sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale Gianfranco Becchina, noto mercante d’arte, ritenuto vicino a Matteo Messina Denaro, e suo finanziatore; sono stati disposti sequestri e confische per molti milioni di euro.

Ancora, in provincia di Trapani per la prima volta è stata disposta l’amministrazione giudiziaria ex art. 34 d.lgs. n. 159/2011 di un istituto di credito, la Banca di Credito Cooperativo Sen. Pietro Grammatico, con sede legale in Paceco.

Attualmente, nel trapanese, è censita inoltre la presenza di circa 200 soggetti, già detenuti per reati di mafia e di traffico di stupefacenti, che, scontata la pena, sono ora in stato di libertà.

All’esito, dunque, della missione di Trapani, delle dichiarazioni rese della Presidente e dei membri della Commissione nella conclusiva conferenza stampa, delle successive reazioni giornalistiche degli assessori massoni che si sentivano criminalizzati dall’attenzione delle Istituzioni sulla vicenda di Castelvetrano, dunque, Stefano Bisi, gran maestro dell’associazione massonica denominata “Grande Oriente d’Italia” (Goi) chiedeva, con lettera del 28 luglio 2016, di essere audito per esporre la posizione della sua obbedienza rispetto alla possibile permeabilità mafiosa.

La Commissione antimafia accoglieva con vivo interesse quella richiesta e, pochissimi giorni dopo, il 3 agosto 2016, Stefano Bisi veniva audito in plenaria a Palazzo San Macuto.

L’atteggiamento assunto dal gran maestro, però, lungi dall’apparire trasparente e collaborativo nel perseguimento dell’obbiettivo, che si riteneva dovesse essere comune, di impedire l’inquinamento mafioso di lecite e storiche associazioni private, si rivelava di netta chiusura e di diffidenza verso l’Istituzione.

Da qui, dunque, trae origine la necessità da parte della Commissione di avviare gli opportuni approfondimenti anche attraverso l’esercizio dei poteri d’inchiesta parlamentare.

Si evidenziavano così recenti episodi di infiltrazione mafiosa nella massoneria e si attualizzavano gravi fatti similari del passato, lasciando supporre sia l’esistenza e la reiterazione nel tempo di infiltrazioni da parte di cosa nostra e della ‘ndrangheta nella massoneria, sia che, parallelamente alla metamorfosi delle mafie, sempre meno violente e più collusive, la composizione degli interessi illeciti potesse avvenire, talvolta, proprio tramite logge massoniche a cui aderiscono, tra l’altro, esponenti della classe dirigente e dell’imprenditoria del paese.

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