Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente


Geraci Francesco è stata sentita ex art. 210 cpp all’udienza del 9-6-97. Ha dichiarato di aver condotto una vita normalissima fino a 24 anni, pur vivendo nello stesso paese (Castelvetrano) e abitando a non più di 200 metri dalla casa dei Messina Denaro, nota famiglia mafiosa del posto. A 24 anni (quindi, nel 1988) dice che incontrò Messina Denaro Matteo in un sodalizio a Castelvetrano e riallacciò i rapporti. Divenne persona molto vicina al Messina Denaro e iniziò un percorso di vita illegale che lo condusse commettere omicidi e reati vari, fino all’attentato di via Fauro.

Il Geraci racconta quindi, tutto d’un fiato, i preparativi di questo attentato, dal suo punto di vista: «Un giorno viene Matteo e mi disse che dovevamo fare questo attentato a Maurizio Costanzo, a Roma. E io mi sono messo al solito a disposizione. Poi siamo stati a Mazara del Vallo a preparare delle armi. Ero io, Matteo Messina Denaro, Sinacori e una persona sui 60 anni circa che era in uno stato molto confidenziale con il Sinacori. Non mi ricordo di preciso se lo chiamava Giovanni, o Battista, una cosa del genere. Che parlavano fra di loro; che era la persona, quello, che doveva portare le armi a Roma. Che questo signore aveva un camion.

Poi siamo stati a Palermo, io, Matteo Messina Denaro e Sinacori. E lì siamo stati nella casa di Salvatore Biondino dove ho conosciuto Giuseppe Graviano, a Fifetto Cannella e a Renzo Tinnirello. Adesso io non ricordo se prima abbiamo preparato le armi, o prima siamo stati a Palermo. Questo non lo ricordo. Poi siamo stati a Mazara del Vallo, io, Matteo e Sinacori da Mariano Agate. Loro si sono appartati dentro una stanza. Quando ce ne siamo andati, ho salutato pure io Mariano Agate e Mariano Agate ci ha detto, dice: 'ragazzi, state attenti'.

Io ho accompagnato Matteo Messina Denaro dopo il motel dell'Agip a Palermo; lui è partito la sera prima con Renzo Tinnirello: una Uno diesel di colore azzurro, mi sembra. E io sono partito successivamente con Sinacori. I biglietti di aereo non ricordo se li ho fatti io, il mio, o se li ho fatti tutti e due, o se n'è occupato Sinacori. Questo di preciso non lo ricordo. Comunque, sono partito io e Sinacori. Sono andato io a Mazara del Vallo a prendere il Sinacori. Siamo andati a Roma, l'appuntamento era a Roma a Fontana di Trevi.

Verso le 15, circa 15-16, non ricordo di preciso, comunque, nel primo pomeriggio ci siamo incontrati tutti là. Io, quando sono arrivato da Roma con Sinacori siamo stati alla Stazione Centrale di Roma; lì ho affittato, ho preso in noleggio una macchina, una Y10 bianca. Ho presentato la carta di credito, perché non ce la volevano dare senza la carta di credito.

Comunque ho dato la carta di credito che avevo io: l'American Express. Che poi, quando abbiamo riportato questa macchina, ho pagato in contanti. Tipo per non lasciare traccia, una traccia rimane sempre, penso. Poi di lì con Sinacori, dalla stazione siamo andati in una casa. Questa casa non abbiamo trovato niente, non c'era niente. Da lì poi siamo andati all'appuntamento a Fontana di Trevi, dove lui ha parlato con Matteo e poi siamo andati in un'altra casa.

In questa casa successiva ero io, Matteo, Sinacori e Renzo Tinnirello, perché Giuseppe Graviano e Fifetto dormivano in un altro posto che io non so. E noi, tutti e quattro, alloggiavamo in questa casa. Da lì, poi l'indomani, iniziano i pedinamenti che si dovevano fare a Maurizio Costanzo. A pedinarlo ero io e Sinacori.

La macchina la portava sempre Sinacori, perché Sinacori conosceva forse, era stato altre volte a Roma, conosceva discretamente Roma. Siamo stati ai Parioli, a teatro. Abbiamo seguito, non ricordo se siamo stati quattro giorni, tre giorni, perché lo seguivamo per un pezzo di strada e poi ce ne andavamo. E l'indomani iniziavamo da dove lo avevamo lasciato. E poi ricominciavamo il percorso per non farci vedere dalla scorta. Perché lui aveva la scorta. Per non farci notare. E siamo stati vicino... Abbiamo visto che lui andava vicino alla zona di Palazzaccio. Poi siamo stati…

Perché noi eravamo, per Costanzo, per pedinare a Costanzo, nello stesso tempo per Martelli. Per vedere se si riusciva a vedere questo Martelli al Ministero. Siamo andati là al Ministero che non ricordo io... No, non ricordo, non so come si chiama questa zona. Abbiamo fatto un appostamento là, ma là passano tantissime macchine in borghese. Noi pensavamo che era una cosa molto più facile, ma là passavano un sacco di macchine. Poi abbiamo frequentato dei ristoranti a Roma, al Matriciano; ristoranti... in via dei Gracchi si trova, perché c'è il ristorante Gracchi, pure. Questi due ristoranti.

Frequentavamo locali molto in per vedere se si incontrava anche il Falcone, o il Martelli. Però non abbiamo incontrato nessuno di queste persone. Abbiamo incontrato al Matriciano il giornalista, questo che è ora fa... Non ricordo il nome. Per ora fa, è in Francia che fa questo, per ora, però non ricordo come si chiama questo giornalista. Lo abbiamo incontrato là, al Matriciano. Una volta abbiamo incontrato Renzo Arbore in via Veneto al Bar Doney, vicino all'Excelsior. Poi siamo stati parecchie volte al Pantheon, c'è un bar che frequentavamo pure là. Poi siamo stati a Trastevere, ristorante Sabatini, ristorante Sora Lella…

Ci dividevamo in gruppi per vedere se si incontrava qualche persona di questo... questi che cercavamo noi. Poi, dopo non ricordo, dopo 8-10 giorni non si è fatto più nulla. Matteo mi disse che ce ne dovevamo andare. E ricordo che poi sono andato via io, Matteo e Fifetto. Abbiamo preso il traghetto a Napoli, siamo andati a Palermo. Giuseppe Graviano non lo ricordo, e Tinnirello come sono andati via e anche il Sinacori, non lo ricordo».

Quindi, su sollecitazione del pubblico ministero, il Geraci ha fornito una serie di precisazioni, che hanno esplicitato meglio il suo racconto. Ha precisato che la prova delle armi fu effettuata sempre in campagna, nella zona di Mazara. Descrive così il modo per arrivarci: «...diciamo, uscendo da Mazara per andare in questo posto c'è una sala di ricevimenti, che si imbocca questa strada. Però si fa molta strada poi». Questa sala si chiama «Le Caprice».

In questo posto di campagna, dove provarono le armi, si recò lui e Matteo. Arrivati nei paraggi (così gli sembra), trovarono il Sinacori, che li accompagnò fino alla casa in cui erano custodite le armi. Qui incontrarono una persona anziana, sui 55-60 anni, che li aspettava. Questa persona dimostrò di essere in rapporti molto amichevoli col Sinacori, il quale gli dava del «tu», sebbene fosse molto più giovane (questa circostanza è rimasta impressa al Geraci perché, dice, «giù nel Sud, si usa con una persona di una certa età, di non dare del tu, ma Sinacori gli dava del tu...»).

Il suo racconto testuale è questo: «Lì abbiamo trovato questa persona anziana...Mah, quando l'ho visto io era un po' grassottello, diciamo. Una statura di un metro e 65 circa. Età sui 55-60 anni, cosa del genere. ...lì c'erano le armi, quelle che abbiamo preparato che dovevamo portare a Roma...Io le ho trovate dentro questa casa. Penso che le custodissero pure lì, queste armi.

Non mi ricordo se c'era paglia, o della legna e le aveva nascoste forse sotto questa paglia, legna, che c'era in questa casa. ...Le armi erano tutte piene di grasso. Mi ricordo che siamo stati parecchie... Non ricordo di preciso se siamo stati tre ore, quattro ore, a pulirle con la benzina, mi sembra che le abbiamo pulite, sì. Erano tutta piene di grasso. ...poi siamo andati io, Matteo e Sinacori in un casolare sempre là vicino e hanno provato un Kalashnikov. ...C'erano un sacco di armi là, diversi tipi. C'erano un sacco di pistole. Poi c'erano i mitra, questi Kalashnikov. Però il numero, anche i tipi, non è che posso ricordare. Fucili, mi sembra che c'erano pure.

Però c'era una partita che dovevano andare a Roma. Non erano, mi sembra, tutte queste armi, almeno quello che parlavano davanti a me. ...E alcune dovevano rimanere di queste armi. ...Io non so poi quando hanno preparato questa borsa, non so dove le hanno messe. Io non li ho visti mettere dentro una borsa, dice: 'questi vanno a Roma e questi rimangono'.

Questo io non l'ho visto. Abbiamo finito. Poi io e Matteo ce ne siamo andati. Poi io non so chi ha diviso queste armi, questo non lo so. E quante ne sono state portate a Roma. Erano parecchie, però non ricordo. ...Se non ricordo male, pure abbiamo portato due pistole, due 357, da Castelvetrano con Matteo. Due 357 cromate nuove, che sono state messe là dentro, pure».

Questa persona anziana accennò poi al fatto che conosceva il padre di Matteo. Infatti, disse a quest’ultimo: «Ma io forse conosco tuo padre», o una cosa del genere (il pm fa contestato di aver dichiarato, il 18-9-96, allo stesso pm: «A tuo padre io lo conosco», che non si discosta da quanto dichiarato dal Geraci in udienza).

Questo stesso signore doveva prendersi l’incarico di trasportare le armi a Roma, con un camion, insieme al figlio (che il Geraci non vide, perché non era presente). Il Geraci ha poi detto che, in questa occasione, sentì parlare di armi e non anche d’altro. Il pm gli ha quindi contestato di aver dichiarato, al pm di Palermo il 18-9-96 e al pm di Firenze il 4-10-96, che si parlò anche di detonatori, ottenendo la seguente risposta: «Sì, ma io, che ricordo, io non li ho visti. Ecco, questo è il discorso. ...Che ne parlavano fra di loro, sì».

Parlarono quindi di detonatori, ma non anche di esplosivi. Seppe poi, quando si trovava a Roma, che qui erano stati trasportati sia armi che esplosivi. Quanto all’incontro di Palermo, di cui ha parlato all’inizio, il Geraci ha dichiarato che a detta riunione andò accompagnando Matteo. Essa si svolse nella casa di Salvatore Biondino e vi parteciparono, oltre a lui e al Matteo Messina Denaro, Sinacori Vincenzo, Renzo Tinnirello, Giuseppe Graviano e Fifetto Cannella.

In tutto, otto persone (compreso il padrone di casa). Vedeva Tinnirello, Graviano e Cannella per la prima volta e li conobbe in detta occasione. Biondino l’aveva forse già visto qualche volta, di sfuggita, quando usciva con Matteo; comunque, a casa sua aveva talvolta accompagnato lo stesso Matteo, rimanendo sempre, però, a distanza dall’abitazione.

L’incontro di Mazara del Vallo si svolse, invece, nella casa di Mariano Agate. A questo incontro erano presenti lui, Matteo e Sinacori (oltre, ovviamente, all’Agate).

In ordine alla conoscenza dell’Agate il Geraci ha detto quanto segue: «Conoscevo già da prima Mariano Agate perché «io frequentavo spesso Mazara del Vallo e Matteo mi aveva fatto conoscere altri ragazzi, tipo Andrea Gancitano. Mi trovavo una mattina a Mazara del Vallo con Andrea Gancitano, non ricordo se eravamo stati in spiaggia assieme, o dovevamo andare in spiaggia. Perché lui ci aveva una barca. ...Forse siamo andati in spiaggia dopo. Comunque, in mattinata, non ricordo di preciso se era le dieci, se erano le undici, dice: 'ma tu lo conosci a Mariano Agate?'

Dissi: 'no, non lo conosco'. Dice: 'andiamo, che te lo presento'.

...Mi sono messo in macchina con lui, siamo andati dal calcestruzzo, là, sito a Mazara del Vallo...

Pubblico ministero: La Calcestruzzi.

Geraci: Sì. E mi ha presentato a Mariano Agate… L'ho conosciuto per la prima volta tramite Andrea Gancitano»

Il Geraci ha dichiarato di non ricordare se avvenne prima l’incontro di Palermo o quello di Mazara del Vallo. Essi si svolsero, comunque, nel giro di 15 giorni-un mese, al massimo due, e che in entrambe le occasioni egli non partecipò alla discussione: quello che sa glielo raccontò, successivamente, Matteo. A Palermo, infatti, nella casa di Biondino, rimase in cucina, dove Biondino gli fece un caffè.

Non ha precisato cosa fece a Mazara, nella casa di Mariano Agate. Ricorda solo che, questi, alla fine dell’incontro, dette un augurio generale e raccomandò prudenza. Ha detto di non sapere per quale motivo non fu ammesso alla discussione, salvo fare qualche supposizione («Questo non lo so. Forse magari perché non ero uomo d’onore, non saprei dire. Penso che sia questo»).

Ha lasciato intendere che si trovò sul posto per accompagnare Matteo. Successivamente a questi due incontri seppe quello che bolliva in pentola da Matteo: «Matteo poi a Castelvetrano mi disse che si doveva andare a Roma a fare questi pedinamenti a Costanzo e via dicendo. Se si vedeva se si trovasse il Martelli o il Falcone. Ci dovevamo recare a Roma e mi disse che ci voleva un abbigliamento molto chic, perché io sono andato a comprarmi delle cose a Palermo».

A Roma si portarono lui (Geraci), Matteo Messina Denaro, Sinacori Vincenzo, Renzo Tinnirello, Giuseppe Graviano e Fifetto Cannella. Il viaggio lo fecero così: «Io e Sinacori in aereo, Matteo e Tinnirello con la macchina, Graviano e Fifetto non ricordo se sono venuti, mi sembra, col treno. Non ricordo di preciso».

Ha detto che la Y10 fu noleggiata alla stazione Termini, in una agenzia della Hertz (probabilmente), utilizzando la sua carta di credito. Carta che fu da lui utilizzata anche in altre occasioni nel corso del suo soggiorno romano. Per esempio, fu utilizzata in via Condotti, a Roma, nel negozio di Eddy Monetti, per comprare una sahariana in renna, quattro camicie e due cravatte.

La Y10 noleggiata alla stazione era di colore bianco ed era probabilmente targata Roma. Fu presa apposta con la targa di Roma, in quanto, dice il Geraci, «io sono venuto pure per questo motivo, perché ero una persona pulita, per pigliare questa macchina, per dare meno all’occhio quando si andava in giro per le vie di Roma». A Roma alloggiarono in quattro in un appartamento, diversamente dal programma iniziale. In questo appartamento si fece vedere, saltuariamente, Scarano.

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