Napoli è la città con il maggior numero di delitti commessi con armi da fuoco d’Europa. Secondo i dati illustrati dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli all’inaugurazione dell'anno giudiziario, i processi dibattimentali a carico di minorenni sono passati da 226 a 448 in un anno
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa una settimana questa nuova serie sarà dedicata al Festival di Trame 2026
Sapete chi era Fabio Ascione?
Era un ragazzo di vent'anni che lavorava in una sala bingo di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli. La mattina del 7 aprile 2026 era fuori un bar con degli amici, gli sparano.
E prima che ve lo chiediate, no. Non aveva nessun legame con la Camorra, era incensurato, e non era nemmeno l'obiettivo.
Il suo nome si aggiunge alla triste e lunga lista dei morti giovanissimi nella città partenopea in questi ultimi anni.
Avete sentito un esponente di Governo esprimersi su questo caso?
Ve lo dico io, anche in quest’occasione, no. Erano troppo impegnati a discutere sul caso della famiglia nel bosco.
Napoli è la città con il maggior numero di delitti commessi con armi da fuoco d’Europa.
Secondo i dati illustrati dalla presidente della Corte d'Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli all'inaugurazione dell'anno giudiziario, i processi dibattimentali a carico di minorenni sono passati da 226 a 448 in un anno.
I minorenni accusati di omicidio nel solo primo semestre del 2025 sono già 27 – quasi quanti in tutto il 2024 – secondo il rapporto (Dis)armati di Save the Children che invito tutti a leggere.
Questo rende evidenti i fallimenti del decreto Caivano e di come sbattere in carcere questi ragazzi non basta se non si costruisce una presenza reale e concreta dello Stato sul territorio. E quello che manca davvero è proprio lo Stato nelle periferie della città.
In questa scia di violenza giovanile che Napoli sta vivendo, quella che ci resta è un'Ultima Speranza, rappresentata da coloro che ogni giorno provano a cambiare traiettorie che sembrano già segnate. Insegnanti, educatori, sacerdoti, terzo settore che rimangono sul territorio, salvando i ragazzi dalla strada.
Lo fanno con risorse insufficienti, perché lo Stato li lascia completamente soli.
La mia speranza, ostinata, è alimentata da chi sceglie di non mollare, di non voltarsi dall’altra parte, da chi vuole piantare quel seme.
È da qui che nasce il mio libro, perché quella speranza non chiede molto.
Chiede solo di non essere lasciata sola, perché il mondo deve sapere.
Finché non si torna nei quartieri – prima dell'arresto, della stesa o del funerale di turno – tutto questo continuerà ad accadere nell’apatia generale
Napoli va disarmata. Non solo dalle pistole, anche dall’indifferenza di chi governa.
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