Con il leader di Tisza, estetica e tattica sono fatti per tenere insieme più evocazioni e più destinatari. C’è quel sogno, tradito da Fidesz, di una «Ungheria borghese». C’è l’estetica nazionalista, che andrà in scena il 9 maggio con la Szent Korona. E poi, sotto gli occhi degli osservatori internazionali, le biografie dei futuri ministri, gli ex di Shell, del gnl e via dicendo
La sacra corona e il sacro mercato: sono questi i due poli di attrazione della nuova èra ungherese a guida di Péter Magyar, abbastanza astuto politicamente da riuscire a evocare in un sol colpo e in una sola operazione i retaggi di orgoglio nazionalista ungherese, i sogni di un governo borghese lasciati traditi da Fidesz e il mito della managerialità efficiente necessario a sbloccare tanto il consenso europeista quanto la borsa dell’Ue. Il 9 maggio, già giorno della festa dell’Europa e ora anche

