Dopo indagini, fermi e database portati via, l’ex premier torna dal viaggio in Usa per annunciare la «resistenza». Il suo partito attraversa una fase di dismissione, ma anche il cambiamento avviato dal nuovo premier mostra le sue contraddizioni. Magyar intanto fa piazza pulita di alcuni orbaniani (ma non tutti...)
Fino a poco prima si trovava negli Stati Uniti, inquadrato tra la folla negli stadi dei mondiali con la sua famiglia, tutto preso dalla sua ossessione di una vita (assieme al potere e alla politica): il calcio. Questo mercoledì Viktor Orbán si è rifatto vivo a Budapest con tanto di conferenza stampa, sventolando davanti ai cronisti una «dichiarazione di resistenza» del suo partito, Fidesz, e cavalcando il suo nuovo tormentone, rilanciato qualche ora prima anche dagli alleati europei come Marine