George Simion, che guida l’estrema destra di Aur, è riuscito a innescare la caduta del governo liberale di Bolojan alleandosi ai «baroni rossi» del Psd. Il presidente della Repubblica Nicușor Dan lancia un messaggio per rassicurare anche fuori confine: «Il paese resta stabile e il prossimo governo sarà comunque filooccidentale»
Dalle parti di Bruxelles il relax è durato poco: appena pochi mesi fa, l’elezione del liberale ed europeista Nicușor Dan a presidente della Repubblica di Romania aveva fatto tirare un sospiro di sollievo dopo la tempesta geopolitica delle elezioni presidenziali più turbolente dei tempi recenti. Gli elettori romeni (e gli osservatori internazionali) avevano assistito a un ciclo elettorale annullato, all’esclusione del filorusso Călin Georgescu dalla corsa, al suo patto con il leader dell’estrema

