- Con il rimpasto di governo dello scorso 16 settembre, Boris Johnson ha messo definitivamente le mani sul partito e ha gettato le basi per la prossima campagna elettorale, nel 2024.
- O si tratta di un gesto disperato per ricompattare un esecutivo sotto pressione dall’inizio dell’estate fra Brexit e crisi in Afghanistan, oppure siamo di fronte all’ennesimo balzo in avanti del post-populismo di Boris Johnson.
- Ormai boriosamente xenofobo e neo-nazionalista, impiombato insieme dal patriottismo del vaccino e dall’anacronistica visione di una presunta Global Britain che puzza di neo-imperialismo, il Johnsonismo forse è questo: uno stile fatto di continui annunci, improvvisato e verticalizzato sul capo. Vi ricorda qualcosa?
È durato due giorni il rimpasto di governo che nelle intenzioni di Boris Johnson dovrà condurre il “suo” partito conservatore a una folgorante riconferma alle prossime elezioni previste per il 2024. Vaccino, Brexit allargata a una non ancora ben definita “Global Britain” e consolidamento in quello che era il nord laburista sono i punti chiave della sua strategia. Due giorni di tensioni e addii che si sono conclusi, sebbene le cose non siano esplicitamente collegate, con l’annuncio che il Regno


