dopo la sconfitta dell’autocrate

Ungheria, il collasso del sistema Orbán. «Ma io non scappo»

La prima fuga è stata di documenti, trovati distrutti fuori dai ministeri. Poi ha fatto scalpore la fuga di patrimoni. Così il leader sconfitto deve ribadire che in Usa, dove già si è trasferita la figlia, lui andrà «solo per i mondiali». Intanto lascia il seggio in Parlamento e lancia «la riorganizzazione» di Fidesz. Magyar va a Bruxelles, poi il 5 maggio in Italia

«Io non scappo», insiste Viktor Orbán. Le prime a sfuggire di mano sono state le strisce di carta. Srotolando un bigliettino davanti alla stampa internazionale all’indomani delle elezioni, il vincitore Péter Magyar aveva diffuso la notizia che in quegli stessi frangenti pile di documenti fossero state distrutte dal sistema orbaniano. Nei giorni successivi le buste coi ritagli sono diventate un tormentone: «La storia è vera, ho visto i pezzi di carta pure nel mio quartiere vicino a un ufficio min

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